È sempre più critica la situazione per migliaia di cittadini piemontesi affetti da allergie respiratorie, costretti a pagare di tasca propria l’immunoterapia-allergene specifica. Dopo la scadenza del 26 aprile 2025 della gara regionale centralizzata per l’acquisto del trattamento, infatti, la gestione delle terapie è diventata disomogenea sul territorio piemontese. “Non può essere la residenza a decidere chi ha il diritto di curarsi”, dichiarano dall’associazione nazionale di pazienti Respiriamo Insieme Aps.
Allergie, 6mila pazienti coinvolti
Oggi, a seconda dell’Asl di appartenenza, alcuni pazienti continuano a ricevere regolarmente il trattamento, mentre altri si vedono costretti ad acquistarlo privatamente. Una vicenda che, secondo Respiriamo Insieme, coinvolge oltre 6mila pazienti in trattamento con l’immunoterapia-allergene specifica. L’associazione ha quindi inviato una comunicazione via per ai 52 sindaci dei Comuni del Piemonte con popolazione superiore ai 15mila abitanti, chiedendo di farsi promotori presso la Regione di un intervento urgente per ristabilire condizioni uniformi di accesso alle cure.
La delibera regionale
“Esiste una delibera regionale, tuttora vigente, che garantisce ai cittadini la compartecipazione della Regione al 50% del costo dell’immunoterapia allergene-specifica”, fa sapere Simona Barbaglia, presidente di Respiriamo Insieme. “Eppure oggi, nella maggior parte dei casi, i pazienti sono costretti a sostenere l’intero costo della terapia oppure a interromperla. Non stiamo chiedendo nuove risorse o nuovi diritti. Chiediamo semplicemente il rispetto di una norma regionale esistente”, prosegue la presidente.
L’immunoterapia allergene-specifica
L’immunoterapia allergene-specifica rappresenta l’unica terapia capace di modificare l’evoluzione naturale della malattia allergica: riduce la progressione verso l’asma, limita il ricorso ai farmaci sintomatici e ai costosi farmaci biologici. In Europa la rinite allergica interessa oltre il 20% degli adulti, mentre l’asma colpisce più di 360 milioni di persone in tutto il mondo. Poiché la rinite allergica aumenta di circa 4 volte il rischio di sviluppare asma, è fondamentale intervenire precocemente con strategie mirate, tra cui l’immunoterapia allergene-specifica.
Nei bambini e negli adolescenti con rinite da pollini di graminacee o betulla, un ciclo di immunoterapia di tre anni può ridurre significativamente il rischio di sviluppare asma, con un effetto preventivo documentato anche negli anni successivi alla conclusione del trattamento. Interromperla per motivi organizzativi significa compromettere anni di percorso clinico e aumentare il rischio di peggioramento della malattia.
Un costo esiguo per la Regione
“Nessun cittadino deve essere costretto a rinunciare a una terapia efficace, e in alcuni casi salvavita, a causa di una disfunzione amministrativa o problemi di budget della Regione”, aggiunge Battaglia. “Visti i consumi degli anni passati – conclude – la compartecipazione al 50% comporterebbe per la Regione un esborso economico annuo stimato piuttosto esiguo, inferiore al milione di euro, meno dell’1% della spesa totale del capitolo salute”.

