Dispositivi medici e sostenibilità: lavori in corso, ma le Pmi restano indietro

Dispositivi medici e sostenibilità: lavori in corso, ma le Pmi restano indietro
Photo by: Armin Weigel/picture-alliance/dpa/AP Images

Oltre la metà delle piccole imprese di dispositivi medici non ha ancora personale dedicato alla sostenibilità

Sembra non essere più tanto di moda, ma la sostenibilità è un percorso ineludibile per le imprese della salute. Perché ormai è chiaro che il benessere del nostro pianeta è strettamente legato a quello umano e animale. E il settore dei dispositivi medici lo sa bene, anche se il percorso verso soluzioni green è a più velocità. Parliamo, vale la pena ricordarlo, di un comparto che vale quasi 18,1 miliardi di euro tra export e mercato interno e conta in Italia 4.618 aziende, che danno lavoro a 133.627 dipendenti. Ebbene, il 58% delle aziende rendiconta le proprie performance ESG (Environmental, Social e Governance) e il 62% dispone di certificazioni ad hoc Ma oltre la metà delle piccole imprese non ha ancora personale dedicato alla sostenibilità. 

La fotografia delle imprese dei dispositivi medici

Insomma, è ricca di luci ma anche qualche ombra la fotografia che emerge dalla Relazione di impatto 2025 e dalla survey realizzata da Confindustria Dispositivi Medici tra le aziende associate. Un’occasione che conferma l’impegno di Confindustria DM e della sua società di servizi, società Benefit, nel supportare le imprese lungo questo percorso, attraverso attività di formazione, consulenza e diffusione di strumenti operativi dedicati allo sviluppo delle imprese in tema di sostenibilità.

“I dati ci dicono che la sostenibilità nel settore è già entrata nella dimensione industriale”, ha affermato Fabio Faltoni, presidente di Confindustria Dispositivi Medici. “Ma è una transizione ancora disomogenea: le grandi imprese sono più strutturate, mentre molte PMI hanno bisogno di strumenti e competenze per affrontare questo percorso. La sfida oggi è rendere la sostenibilità accessibile e concreta lungo tutta la filiera”.

La sfida dell’efficienza energetica e le scelte delle imprese

Se il 33,3% delle aziende ha già sviluppato un percorso strutturato di sostenibilità, il 24,4% prevede di farlo nei prossimi tre anni. Tuttavia, tra le piccole imprese l 53% non dispone di personale dedicato e la presenza di figure specializzate risulta strettamente correlata alla capacità di rendicontare e integrare gli obiettivi ESG nei processi aziendali.

Le imprese stanno concentrando i maggiori sforzi sugli aspetti ambientali, in particolare riduzione delle emissioni ed efficientamento energetico, mentre cresce l’attenzione anche verso gli aspetti sociali e di governance, in linea con l’evoluzione delle richieste normative e di mercato.

Questione di sviluppo per i dispositivi medici

“La sostenibilità non può più essere interpretata come un tema esclusivamente reputazionale o di compliance, ma anche e soprattutto di sviluppo. È uno strumento di orientamento delle strategie aziendali e sta diventando un fattore di competitività per il settore dei dispositivi medici. Si intreccia infatti sempre di più con l’innovazione tecnologica e l’evoluzione dei modelli di cura”, ha chiarito Faltoni.

Il sistema finanziario misura la solidità di un’impresa anche grazie alle metriche di sostenibilità, che evidenziano qualità della governance, capacità di gestire i rischi e assicurano la business continuity. E il sistema salute è sempre più consapevole della necessità di dover contribuire alla riduzione degli impatti ambientali, al miglioramento dell’equità sociale e all’aumento dell’efficienza complessiva del sistema secondo un approccio One Health. 

“Per questo continueremo ad accompagnare le imprese, soprattutto le Pmi, con strumenti concreti, competenze e modelli di rendicontazione proporzionati, affinché la transizione ESG possa trasformarsi in innovazione e crescita per l’intera filiera”, ha chiarito il presidente di Confindustria dispositivi medici.

A partire dal 2024, in un’ottica One Health, la Federazione ha avviato un percorso di trasformazione sull’ESG, che vuole essere anche una sorta di guida per il settore in Italia. Ebbene, a questo punto potremmo dire, con il Poeta, che siamo “nel mezzo del cammin”, ma la selva appare meno oscura. Perché l’attenzione per la sostenibilità non vuole essere soltanto di facciata, ma punta ad avere un impatto reale sulle imprese e sull’ambiente.

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