Non basta aumentare il numero degli studenti di Medicina per risolvere la carenza di professionisti nel Servizio sanitario nazionale. Senza una formazione specialistica di qualità, programmata e in grado di accompagnare i giovani medici fino alla piena maturità professionale, il rischio è quello di aggravare le fragilità già esistenti del sistema. È il messaggio lanciato da Anaao Assomed nel corso del 26° Congresso nazionale del sindacato, che individua nella formazione uno dei nodi più critici per il futuro della sanità pubblica. E torna a criticare
La zona grigia degli specializzandi in Medicina
Secondo il documento presentato al Congresso, la crisi non riguarda soltanto il numero dei professionisti disponibili, ma il modo in cui vengono formati. Gli specializzandi – denuncia il sindacato – finiscono per essere utilizzati come forza lavoro a basso costo, inseriti in un sistema che spesso li colloca in una zona grigia tra percorso formativo e attività lavorativa. A questo si aggiungono reti formative costruite più sulla base degli equilibri accademici che sulla qualità dell’offerta didattica e clinica.
Per Anaao è necessario superare un modello fondato sull’emergenza e sulla precarietà organizzativa, puntando invece su una programmazione capace di mettere in relazione università, ospedali e reali bisogni di salute della popolazione.
La riflessione non riguarda soltanto i medici. Il sindacato richiama infatti il ruolo strategico della dirigenza sanitaria non medica, dalle professioni della diagnostica e del laboratorio alla microbiologia, dalla genetica alla fisica sanitaria, fino alla farmacia ospedaliera e alla psicologia clinica. Competenze considerate sempre più indispensabili in una sanità che evolve verso modelli multiprofessionali e altamente specializzati.
Le proposte di Anaao Assomed
Tra le proposte avanzate da Anaao Assomed figurano una maggiore integrazione tra università e ospedali, l’introduzione di un vero contratto di formazione-lavoro inserito nel contratto collettivo nazionale, il riconoscimento di diritti e tutele omogenee anche per malattia e maternità o paternità, la contribuzione piena e percorsi di responsabilità progressiva realmente supervisionati.
Il sindacato chiede inoltre reti formative costruite sulla qualità clinica delle strutture e non soltanto sulla loro collocazione geografica, insieme a sistemi rigorosi di verifica delle competenze e di accreditamento delle scuole di specializzazione.
Secondo Anaao, molte delle difficoltà che oggi caratterizzano il reclutamento del personale sanitario – dalla scarsa attrattività di alcune specialità ai concorsi deserti, fino alla crescente fuga verso il settore privato o verso l’estero – non dipendono da una minore vocazione dei giovani professionisti. Alla base vi sarebbe piuttosto la percezione di un sistema incapace di offrire prospettive professionali credibili, eque e sostenibili.
“La formazione non può essere separata dall’organizzazione del Ssn: deve diventare una leva strategica del sistema sanitario pubblico”, si legge nel documento congressuale. Per il sindacato, dunque, la sfida non è quindi soltanto formare più professionisti, ma formarli meglio e creare le condizioni per trattenerli nel servizio pubblico. Un obiettivo considerato essenziale per rafforzare la tenuta del Ssn e garantire risposte adeguate ai bisogni di salute della popolazione. Perché, avverte Anaao, un sistema che forma male produce professionisti più fragili e, di conseguenza, un servizio sanitario più debole, diseguale e meno efficace.

