Una nuova morte associata a iniezioni di filler cosmetici negli Stati Uniti riaccende il dibattito sulla sicurezza delle procedure estetiche. Kendal Ascher, dirigente di Estée Lauder Companies, è morto il 26 febbraio scorso a New York per insufficienza respiratoria acuta da embolia polmonare da filler. “L’industria cosmetica globale ha costruito negli ultimi vent’anni un immaginario in cui le procedure di medicina estetica vengono percepite come banali trattamenti di routine, paragonabili a procedure non invasive”, segnala Roy De Vita, direttore della Divisione di Chirurgia plastica dell’Istituto dei tumori Regina Elena e presidente di Icopras, l’Italian college of plastic, reconstructive and aesthetic surgery.
Narrazioni pericolose
Una narrazione che, secondo il chirurgo, ha portato i pazienti a “non fare le domande che invece farebbero prima di qualsiasi altra procedura medica: chi la esegue? Quali sono le sue credenziali cliniche? Sa gestire un’emergenza?”. Perché quando si abbassa “la soglia di percezione del rischio, si abbassa anche la soglia di vigilanza”.
L’embolia polmonare da filler
L’embolia polmonare da filler, spiega l’esperto, “non è una complicanza teorica”, ma “il risultato di un meccanismo preciso: il materiale iniettato entra accidentalmente in un vaso venoso, raggiunge il circolo sistemico e occlude l’arteria polmonare. La vascolarizzazione del volto è densa, variabile da individuo a invidio, e non consente margini di errore”, chiarisce De Vita.
Le complicanze vascolari gravi dei filler includono necrosi cutanea, occlusione dell’arteria retinica con perdita della vista, stroke cerebrale ed embolia polmonare fatale. Eventualità “remote nella letteratura scientifica, ma rischi riconosciuti di una procedura che, nella percezione pubblica, è stata progressivamente demedicalizzata”, aggiunge.
Modello italiano da preservare
E se in Italia la legge riserva l’esecuzione di trattamenti con filler iniettabili solo a medici chirurghi e odontoiatri, in altri Paesi, come gli Stati Uniti, “infermieri specializzati e altri operatori sanitari non medici sono autorizzati a eseguire iniezioni di medicina estetica”. Un modello di riserva medica, quello italiano, che per l’Icopras “va mantenuto e rafforzato, e non eroso da pressioni commerciali o dalla progressiva normalizzazione di pratiche eseguite in contesti non clinici”.
Monitorare la comunicazione commerciale
La trasparenza sui rischi, standard minimi di setting clinico e il contrasto alla pubblicità ingannevole sono quindi per De Vita requisiti minimi inderogabili. “L’Icopras chiede alle autorità competenti, Agcm, ministero della Salute e ordini professionali, di intensificare il monitoraggio della comunicazione commerciale, – conclude – con particolare attenzione a messaggi che minimizzino i rischi o assimilino procedure medici a trattamenti cosmetici”.

