Tre proposte per riformare la sanità pubblica italiana. A formularle è Anaao Assomed, il sindacato dei medici e dei dirigenti sanitari, in occasione del suo ventiseiesimo congresso nazionale. “Negli ultimi trent’anni il Ssn ha subito trasformazioni profonde senza una vera revisione complessiva del modello organizzativo”, spiegano da Anaao. “Il risultato è un sistema che continua a reggersi sull’impegno dei professionisti, ma che mostra crescenti fragilità”, tra cui rigidità organizzative, aumento dei carichi di lavoro, fuga dei professionisti e perdita di attrattività del lavoro sanitario.
Superare l’aziendalizzazione degli ospedali
Il primo asse di intervento riguarda il superamento del modello di aziendalizzazione degli ospedali introdotto dalla legge 502/92, che “ha progressivamente allontanato la sanità pubblica dalla sua missione originaria”, riducendo i professionisti “a semplici fattori produttivi”. Serve dunque “una profonda riforma della governance sanitaria per restituire centralità alle professioni”. A questo scopo si propone maggiore partecipazione di medici e dirigenti sanitari alle decisioni che riguardano l’organizzazione del lavoro, nuovi strumenti di decisione e trasparenza, il superamento di modelli gestionali esclusivamente verticali e burocratici, la valorizzazione dell’autonomia tecnico-professionale e nuovi modelli di carriera.
Università e Ssn, un rapporto da rivedere
Ma va rivisto anche il rapporto tra università e Servizio sanitario nazionale a quasi trent’anni dal decreto legislativo 517/1999, “la norma che avrebbe dovuto costruire un modello realmente integrato tra assistenza, formazione e ricerca”. Un progetto che per Anaao “è rimasto incompiuto”. Negli anni, infatti, “l’espansione delle Facoltà di Medicina e della rete formativa ha prodotto una crescente pressione sul Servizio sanitario nazionale”, con “l’aumento delle strutture universitarie dentro gli ospedali pubblici, la crescita delle posizioni apicali universitarie e l’utilizzo della rete ospedaliera pubblica come infrastruttura organizzativa della formazione accademica”.
Per Anaao serve quindi una “definizione di criteri nazionali chiari e uniformi per governance e organizzazione delle Aziende ospedaliero-universitarie, lo stop alla ‘clinicizzazione selvaggia’ delle strutture ospedaliere, procedure pubbliche e trasparenti per l’assegnazione delle direzioni”. E poi una “reale parità di diritti e doveri tra personale universitario e ospedaliero, il riconoscimento economico e professionale delle attività di tutoraggio e didattica svolte negli ospedali e il rilancio degli Osservatori regionali sulla formazione specialistica”.
La sanità usata “come un bancomat”
Infine, secondo il sindacato, va rivista l’attuale organizzazione ospedaliera e territoriale. “Negli ultimi quindici anni il Ssn è stato progressivamente impoverito attraverso un sottofinanziamento strutturale, che ha allontanato l’Italia dai principali Paesi europei sul piano della spesa sanitaria pubblica”. Anaao denuncia l’utilizzo del Ssn “come un bancomat”, che ha portato alla riduzione di posti letto, strutture sul territorio, direzioni aziendali e personale, accrescendo al contempo “la pressione su ospedali e professionisti”.
Le richieste: maggiori investimenti strutturali sul personale, integrazione reale tra ospedale e territorio, sviluppo della telemedicina, rafforzamento della medicina di prossimità, continuità assistenziale ospedale-territorio, rilancio dell’assistenza domiciliare e reale integrazione tra servizi sanitari e sociali. Critica anche la valutazione sulla nuova legge delega di riforma del Ssn, ritenuta “priva di una visione strategica e definita senza un reale confronto con i professionisti del settore e dei territori”. Per il sindacato si tratta di una “delega in bianco”, accompagnata da “una clausola di invarianza finanziaria che rischia di compromettere qualsiasi reale processo di riforma del sistema”.
La sanità, concludono da Anaao Assomed, “non può più essere governata attraverso tagli, interventi emergenziali o riforme parziali. Serve una nuova visione: la sostenibilità del Ssn passa per la valorizzazione, l’autonomia e la responsabilità dei suoi professionisti”.

