Ebola: i 5 errori che possono compromettere la risposta all’epidemia

Ebola: i 5 errori che possono compromettere la risposta all’epidemia
Bunia, Congo, Manifesto Ebola (AP Photo/Moses Sawasawa)

L’epidemia di Ebola “potrebbe covare da mesi”. L’analisi dell’epidemiologo Ciccozzi

Le notizie su Ebola si moltiplicano, mentre si concentrano gli sforzi internazionali per contrastare l’epidemia di un virus che fa paura. Ma resta il rebus casi: l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha ridotto il numero dei contagi nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) e in Uganda da quasi 1.000 a un totale di 344 casi confermati, con 60 decessi nella RDC, dove si sospettano altri 116 pazienti, con 15 contagi e un decesso in Uganda. “Tuttavia, anziché essere un segnale positivo, le organizzazioni umanitarie sul posto avvertono che i messaggi contraddittori fanno parte di un quadro più ampio e caotico di un’epidemia che potrebbe covare da mesi e che potrebbe richiedere ancora tempo per essere contenuta”, dice a LaSalute di LaPresse Massimo Ciccozzi, epidemiologo del Campus Bio-Medico.

Mentre i guariti salgono a otto, lo specialista elenca i 5 errori nella gestione di questa epidemia.

I 5 errori con la gestione dell’epidemia di Ebola

“La realtà odierna è che nessuno conosce la reale portata e la gravità di questa epidemia”. Giova ricordare che Ciccozzi e il gruppo di ‘Gabie’ – ideato con Giancarlo Ceccarelli, Francesco Branda e Fabio Scarpa – sono stati inseriti nella rete di Infectious Disease Modelling del Who Hub for epidemic and pandemic intelligence. “Il primo errore – scandisce l’epidemiologo – è legato al numero reale dei casi, che rimane sconosciuto: l’Organizzazione Mondiale della Sanità e Medici Senza Frontiere avvertono che nessun conteggio è accurato, poiché centinaia di casi sospetti sono ancora in attesa di test e prelievi. Ma quando è iniziata davvero questa epidemia?”, si chiede l’esperto.

Niente test rapido

“Secondo errore: non c’è un test molecolare rapido, eppure questa variante (causata dal virus Bundibugyo, ndr) ha già fatto tre epidemie e il materiale genetico è noto da anni. Nessuno ha sviluppato un test molecolare rapido dopo tre epidemie?  Per non parlare di un vaccino a mRNA”. Eppure “per riportare la situazione sotto controllo, anche solo parzialmente, è necessario un immediato ampliamento della capacità di effettuare test”, come ha dichiarato anche il dottor Alan Gonzalez, vicedirettore delle operazioni di Medici Senza Frontiere.

Il terzo errore, questa volta in Kenya

Il Kenya sta procedendo con la costruzione di un’unità di quarantena provvisoria presso la base aerea di Laikipia, destinata ad ospitare fino a 50 cittadini americani esposti al virus Ebola, nonostante un giudice abbia bloccato la prosecuzione dei lavori alla fine della scorsa settimana e non siano mancate le proteste. “Ma la salute è un diritto, non un privilegio”, dice Ciccozzi sottolineando l’errore di questa soluzione.

Quarto errore: la tempistica

“I primi casi certi di Ebola risalgono al 5 maggio. Ma l’Oms  interviene due settimane dopo”, segnala l’epidemiologo.

Quinto errore: la questione degli operatori sanitari

“Se nessuno rafforza le strutture sanitarie in Repubblica Democratica del Congo i primi a rischiare sono i familiari dei malati e  i sanitari. Ma se si mettono in quarantena gli operatori sanitari, prima o poi medici e infermieri finiranno. E allora chi li sostituirà?”, si chiede Ciccozzi.

Agire divisi contro Ebola

“Il nostro vero successo non dipende dal fatto che riusciamo a fermare questa epidemia. Ci riusciremo – ha detto oggi il Dg dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus – Il governo della Repubblica Democratica del Congo ha una vasta esperienza con l’Ebola e ha già fermato 16 epidemie in passato. Si tratta solo di capire quanto velocemente ci riusciremo”.

Ebbene, “rutti i Paesi si sarebbero dovuti unire subito in questa lotta. Le soluzioni singole non funzionano contro un virus come Ebola. L’approccio è One Health: occorre unire le forze e le strategie, proteggendo gli operatori sanitari con dispositivi ad hoc”, conclude Massimo Ciccozzi.

*articolo aggiornato

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