Tumori, italiani senza tutele: il Piano oncologico resta fermo

Tumori, italiani senza tutele: il Piano oncologico resta fermo
(AP Photo/Matt Rourke, File)

Tumori: a un anno dalla scadenza il Piano oncologico nazionale è ancora senza cabina di regia, complicando la vita ai pazienti

Sono quattro milioni gli italiani che convivono con un tumore. Dopo la diagnosi inizia un percorso fatto di nuovi bisogni clinici, sociali e lavorativi, ma è sempre più concreto il rischio che diritti faticosamente conquistati restino sulla carta per ritardi procedurali. 

Il Piano oncologico nazionale

È emblematico, a tal proposito, il caso del Piano oncologico nazionale 2023-27, che a un anno dalla scadenza risulta ancora privo della cabina di regia. L’assenza di questa cinghia di trasmissione ha di fatto impedito di attuare l’indirizzo strategico del Piano e di monitorarne gli esiti.

Una paralisi che aggrava le già profonde difformità regionali, compromettendo l’unico vero obiettivo del sistema: l’abbattimento delle disuguaglianze e la riduzione delle liste d’attesa. 

“Senza la cabina di regione nazionale il Pon resta un documento programmatico privo di gambe, incapace di incidere sui percorsi di cura e di garantire l’uniformità dei livelli assistenziali su tutto il territorio nazionale”, evidenzia Francesco De Lorenzo, presidente della Favo, la Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia. 

“È eticamente inaccettabile che atti sottoscritti ai massimi livelli istituzionali vengono svuotati da una macchina amministrativa incapace di dar seguito ai propri impegni, trasformando dritti faticosamente conquistati in una sterile lettera morta e in attese estenuanti”, denuncia De Lorenzo. 

L’impatto socioeconomico dei tumori

“Il cancro non è solo una sfida clinica: ha un impatto sociale che coinvolge pazienti e caregiver”, fa notare la segretaria Favo Elisabetta Iannelli. Nonostante le tutele assicurate dal Servizio sanitario nazionale, infatti, “la malattia genera tossicità finanziaria, che obbliga a scelte difficili”. 

I risparmi familiari, spiega Iannelli, spesso “vengono erosi per coprire i costi per la mobilità sanitaria forzata, per il ricorso alla sanità privata per visite, esami e accertamenti o per l’assistenza domiciliare non rimborsata”.

L’apporto del welfare aziendale

In questo contesto il welfare aziendale può diventare “una vera infrastruttura di sostegno grazie a strumenti ancora poco conosciuti, come il rimborso dell’assistenza domiciliare, babysitting, consegna dei farmaci a domicilio, supporto psicologico, copertura sanitarie integrative e rientro graduale al lavoro”. 

I benefici dell’attività fisica

Nel 2025 sono state stimate in Italia circa 390.000 nuove diagnosi di tumore. “In numerose neoplasie i tassi di sopravvivenza e guarigione sono in aumento”, spiega Massimo Di Maio, Presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica. 

Le più recenti evidenze scientifiche, peraltro, dimostrano che “il paziente può trarre beneficio anche dall’esercizio fisico, adattato alle condizioni cliniche e alla caratteristiche del singolo”, informa Di Maio. Fare attività fisica migliora “la capacità cardiorespiratoria, aumenta la forza muscolare, riduce la fatigue correlata al cancro e riduce ansia e depressione”.  

In Italia, però, l’effettivo inserimento dell’attività fisica nei percorsi di cura oncologici è ancora incompleto e disomogeneo. Solo in alcune Regioni, recentemente, sono state rese operative le cosiddette ‘palestre della salute’. A differenza di altri Paesi, come Regno Unito, Germania o Paesi Bassi, non esiste ancora un modello organizzativo condiviso a livello nazionale”.

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