Fare attività fisica durante e dopo un tumore non solo è possibile, ma può incidere positivamente sugli esiti clinici, migliorando l’efficacia delle terapie, riducendo il rischio di recidiva e aumentando le chance di sopravvivenza. La visione sempre più integrata del percorso di cura oncologico, che si sta affermando negli ultimi anni, affianca ormai l’esercizio fisico alle terapie farmacologiche.
Be Active Lab
È nel seno di questa visione che nasce Be Active Lab, la piattaforma digitale realizzata da Amgen insieme a un board multidisciplinare di oncologi, ematologi, medici dello sport e chinesiologi, che offre programmi personalizzati lungo tutto il percorso di cura.
“L’exercise oncology è una disciplina relativamente recente che considera l’attività fisica non solo come raccomandazione ma come parte integrante del percorso terapeutico”, spiega Fotios Loupakis, oncologo, ricercatore e presidente dell’associazione Kiss.
I benefici dell’attività fisica
Per chi si sottopone a cure oncologiche, infatti, “l’esercizio fisico può migliorare la tollerabilità delle terapie e contribuire a ridurre gli effetti collaterali, con un impatto diretto sull’efficacia delle cure”, aggiunge il ricercatore.
Fare allenamento, secondo numerosi studi, aiuta anche a ridurre ansia e depressione, contrastando gli eventi avversi legati ai trattamenti, come fatigue, anemia e neuropatie. Sul piano biologico il movimento agisce migliorando l’ossigenazione dei tessuti, rafforzando il sistema immunitario e contrastando infiammazione e debilitazione generale.
Lo studio
Il trial Challenge, pubblicato su Nejm alla fine del 2025, è il primo studio che ha valutato gli effetti di un programma strutturato di esercizio fisico nei pazienti con tumore del colon. I risultati hanno mostrato una riduzione del 37% del rischio di morte e del 28% del rischio di recidiva.
Attività fisica su misura
L’attività fisica non è però uguale per tutti. “Si parla di attività fisica adattata, costruita su misura in base alle condizioni cliniche e alle caratteristiche della persona”, precisa Alice Avancini, ricercatrice e chinesiologa del dipartimento di Neuroscienze biomedicina e movimento dell’Università di Verona.
“La personalizzazione dell’esercizio – conclude Avancini – parte da una valutazione clinica e funzionale del paziente, tenendo conto anche delle sue preferenze, con obiettivi progressi e un monitoraggio costante per favorire l’adesione al programma e la continuità nel tempo”.

