Cuore sotto controllo, in Calabria il test con i braccialetti elettronici 

Cuore sotto controllo, in Calabria il test con i braccialetti elettronici 

Da un paese della Calabria rurale parte la sperimentazione con i braccialetti sanitari elettronici: i dettagli

Parte da Longobucco, paesino di montagna di appena 2.400 anime nel cosentino, la sperimentazione con i braccialetti elettronici per il monitoraggio dei parametri vitali del paziente. Ad annunciarlo, con un video pubblicato sul suo profilo Instagram, è il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto

Come funzionano i braccialetti elettronici sanitari

“Consultando l’app a cui è collegato il braccialetto, il medico può visualizzare in qualsiasi momento i parametri vitali del paziente”, spiega nel video Serena Pignataro, responsabile Uos Medicina d’urgenza di Cosenza, mentre illustra il funzionamento del dispositivo. 

“In caso di allarme – prosegue Pignataro – il sistema invia automaticamente un segnale all’ambulatorio, permettendo al personale sanitario di valutare l’anomalia segnalata e intervenire con tempestività”. I dati raccolti sono visualizzati su una console centrale, dove sono monitorati tutti i pazienti che indossano il braccialetto sanitario. 

A quel punto “il paziente a rischio viene contattato e quindi sottoposto a elettrocardiogramma. Il risultato viene poi trasmesso a distanza ai cardiologi dell’Asp e repertato”, aggiunge Giovanni Bisignani, coordinatore Cardiologia Asp di Cosenza. “È un modo per erogare assistenza sanitaria quando la distanza costituisce un fattore critico: il modello ora deve essere esportato in tutte le zone rurali della Calabria”. 

Le sfide per la sanità e la tecnologia

Ci sono, infatti, paesini nelle aree interne e nelle zone rurali dai quali il primo pronto soccorso dista 45 minuti di auto. “È una rivoluzione: con un piccolo braccialetto ci sentiamo un po’ più sereni”, confessa un paziente nel video di Occhiuto. “Ora sono monitorata per 24 ore su 24 e mi sento più tranquilla”, dice un’altra ragazza.

“Il valore dell’iniziativa – conclude Bisignani – non è tanto nel device in sé, ma nel fatto che dall’altra parte c’è qualcuno che osserva quello che succede”. 

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