“Un Paese indebitato non è totalmente libero, dipende da questo vincolo che non si può ignorare. La sostenibilità del debito diventerà un grosso problema per chiunque dovrà assicurala”, se si ignora il dato di partenza. Lo afferma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, replicando in Aula alla Camera al termine del dibattito sul Dfp. “Questo Paese – osserva Giorgetti – ha il debito più elevato in percentuale d’Europa. Io invidio il collega francese o spagnolo perché hanno l’energia nucleare, o il collega tedesco, che ha spazi fiscali che noi non abbiamo. È questo il dato da cui partire, chi ignora questo dato, ignora la realtà e non si può fare politica ignorando la realtà“. “Auspico che il Parlamento dia mandato al governo per portarla nelle sedi competenti e per poter dare risposte alla nostra economia e al popolo italiano”, ha detto poi in riferimento al Documento di finanza pubblica.
“0,5% Pil già acquisito salvo recessione”
“Abbiano scritto che il Pil, che certifica oggi l’Istat, è già acquisito per lo 0,5%. Quindi se non succede niente nei prossimi tre trimestri, cioè se non si va in recessione, quello è un dato acquisito, che in qualche modo fa riferimento a quello utilizzato per il calcolo dei nostri conti e delle nostre previsioni”, ha detto il ministro.
“Per agenzie di rating siamo meglio di 5-10 anni fa”
“Abbiamo la fiducia delle agenzie di rating, che ci giudicano meglio rispetto a 5-10 anni fa. E’ anche per questo che noi siamo in grado di rendere sostenibile questa immensa mole di debito”, ha sottolineato Giorgetti alla Camera.
“Diciamo che abbiamo sbagliato? Diciamo che non abbiamo la sfera di cristallo come qualcun altro. Me ne dispiaccio ma non me ne faccio un cruccio”, ha detto in un altro passaggio parlando dei conti pubblici e della previsione di stare entro il 3% di deficit.
Il ministro – citando anche la valutazione della Corte dei conti – fa presente di esser “arrivati al 3,07%” di deficit “perché l’andamento dei bonus edilizi nei mesi fino a settembre-ottobre era assolutamente nella normalità. Il problema è che dopo la chiusura del 2025 è stato registrato un volume di presentazione delle domande entro il 16 marzo che hanno portato questo dato sopra le nostre previsioni di settembre”.
“Difficile sostenere clausola spese difesa e non rincari energia”
“L’ho già detto e lo ripeto: è molto difficile sostenere la clausola che prevede di non considerare le spese per la difesa ed escluda interventi a favore di famiglie e imprese per i rincari dell’energia”, ha spiegato il ministro. “Vedo qui un’incongruenza logica che ribadiremo e continueremo a ribadire – ha osservato Giorgetti – per questo motivo con grande serietà e determinazione di fronte agli scenari riportati nel Dfp, che possono essere anche severamente avversi, noi dobbiamo avere questa posizione” da portare “nelle sedi competenti”.
“Non firmare nuovo Patto Stabilità sarebbe stato peggio”
“Sul nuovo Patto di stabilità qualcuno dice che non avremmo dovuto firmarlo. Io rispondo che se non si firmava sarebbe entrato in vigore quello vecchio che è assai peggio, a partire dal fatto che per il 2026-2027 non conteggia l’andamento degli oneri finanziari e degli interessi sul debito che per l’Italia una qualche rilevanza ce l’hanno”, ha poi detto il ministro. “Se si fa un riferimento tra il vecchio e quando era sospeso, si fa un’incongruenza logica che offende anche le intelligenze più semplici – ha osservato ancora Giorgetti – il nuovo Patto è un Patto che non è quello avremmo voluto noi, ma è un piccolo passo in avanti rispetto al vecchio Patto di stabilità che sarebbe entrato in vigore”.

