Il tumore al pancreas in Italia mostra un trend in crescita. Secondo alcune proiezioni sarà la seconda causa di morte per cancro nel prossimo decennio. Ma c’è anche un segnale positivo: grazie a cure sempre più efficaci il numero di persone vive dopo la diagnosi è cresciuto del 10% in tre anni.
La diagnosi precoce del tumore al pancreas
Il problema principale resta la diagnosi precoce. Solo un paziente su cinque, infatti, scopre la malattia quando è ancora localizzata e operabile, condizione essenziale per avere maggiori chance di guarigione. Diventa per questi motivi sempre più necessaria la pancreas unit, una rete nazionale di centri specializzati che garantisca a ogni paziente lo stesso trattamento.
L’iniziativa è stata avviata l’anno scorso con la stesura di un documento del ministero della Salute. Al tema la Sige – Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva, ha dedicato una sessione all’interno del Congresso nazionale della malattie digestive.
Le pancreas unit
“Il documento preparato dal ministero è un primo passo verso la creazione delle pancreas unit, che andranno poi strutturate a livello regionale, tenendo in considerazione sia il bacino di utenze che le caratteristiche del territorio”, evidenza il presidente della Sige Luca Frulloni. Un percorso che “richiede tempi, ci auguriamo non lunghi, in cui saranno coinvolte in primo piano le Regioni”.
“Il gastroenterologo riveste un ruolo di primo piano all’interno delle pancreas unit. La gestione diagnostica iniziale del paziente affetto da malattie infiammatorie e neoplastiche è sempre a carico del gastroenterologo, che poi indirizzerà il paziente verso il percorso terapeutico più appropriato”, aggiunge Frulloni.
Le principali criticità
A segnalare un’altra criticità è la Fondazione Nadia Valsecchi. “I medici di medicina generale spesso non sono sufficientemente formati per riconoscere i segnali precoci della malattia, come l’insorgenza di diabete o il calo di peso non giustificato”, sottolinea Federica Valsecchi, presidente della Fondazione.
Ma anche lo screening dei soggetti a rischio presenta delle lacune. “I programmi strutturati per chi ha familiari o mutazioni predisponenti non sono ancora diffusi su tutto il territorio nazionale”, fa notare Valsecchi. Infine si registra “la mancanza di nutrizionisti specializzati nel trattamento di pazienti con tumori al pancreas in molti centri oncologici”.
“Sul piano terapeutico – conclude Valsecchi – guardiamo con grande attenzione all’approvazione, da parte della Food and drug administration, degli inibitori di Kras su pazienti con tumore al pancreas metastatico e alla sperimentazione di vaccini terapeutici. La biopsia liquida, capace di identificare la malattia negli stadi iniziali, potrebbe essere utile nella diagnosi precoce del tumore del pancreas”.

