L’allungamento della vita rappresenta una grande conquista sociale e scientifica, che amplifica però le tensioni strutturali del Servizio sanitario nazionale, mettendone a repentaglio la sostenibilità economica e organizzativa. ‘Innovazione e sostenibilità per il futuro del Ssn’ – ospitato da Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di Francia a Roma – ha affrontato le ragioni dello stress sistemico della sanità italiana.
A fare gli onori di casa è la neoambasciatrice di Francia in Italia Anne-Marie Descôtes: “La salute è un tema al centro dell’attenzione dei cittadini e delle istituzioni, sia in Italia che in Francia e credo che i nostri Paesi possano imparare molto l’uno dall’altro”, dice Descôtes.
“Per il solo invecchiamento, l’Ocse prevede un aumento della quota Pil dedicata alla salute di due o tre punti percentuali. La buona notizia è l’avanzamento tecnologico e il progresso delle scienze mediche”, ricorda Sophie Boissard, Ceo di Clariane Group.
Forza lavoro in calo
La spesa sanitaria pubblica italiana – sia pro-capite che in rapporto al Pil – si colloca stabilmente al di sotto della media dei principali Paesi europei. “Il 51% delle visite ambulatoriali è pagato dalle famiglie, mentre nella riabilitazione e nella salute mentale la presa in carico da parte del Ssn avviene solo in un caso su tre”, evidenzia Francesco Longo, professore associato all’Università Bocconi.
“Ci sono enorme aree di mancata copertura dei bisogni, ma l’aumento delle risorse economiche è una strada difficilmente percorribile: oggi ci sono 1,6 lavoratori per ogni pensionato e nel 2050 il rapporto sarà di 1 a 1”, fa notare Longo.
Quali sono allora i margini di intervento? Per Longo “bisogna lavorare sull’efficienza, rivedendo le regole vecchie di 30 anni su standard di servizi, di personale e tecnologici”. Una revisione che potrebbe apportare benefici ai professionisti “stanchi di dover assolvere a funzioni a basso valore aggiunto” e garantire “cure di maggiore qualità ai pazienti”.
Per Luciano Ciocchetti, vicepresidente XII Commissione Affari sociali della Camera, “il governo sta facendo le riforme per affrontare le sfide fondamentali della sanità. Il sistema ospedalocentrico e iper-specializzato ha penalizzato l’organizzazione territoriale, che va rivista e potenziata”, dice Ciocchetti.
A tal fine è intervenuto il Dm 77/2022, “che ha previsto l’introduzione delle Case e degli Ospedali di Comunità. Serve un grande sforzo per la riorganizzazione della macchina”, aggiunge Ciocchetti.

Carenza di medici e infermieri
Tra i problemi che affliggono il Servizio sanitario nazionale figura anche la carenza di infermieri. “Sono troppo pochi rispetto al fabbisogno, ma non ci sono le prospettive per ampliare gli organici: entro il 2050 la forza lavoro nel nostro Paese si ridurrà del 30%”, sottolinea Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi.
Ma dei passi per colmare il gap sono stati compiuti, a partire dall’introduzione dell’assistente infermiere. “Abbiamo diversificato le professionalità per rispondere all’esigenza del sistema”, prosegue Mangiacavalli. “Le nuove lauree magistrali completano il percorso di acquisizione di competenze specialistiche. Abbiamo rimodulato ruoli, funzioni e competenze per assecondare i diversi bisogni di cura”.
Alla carenza di infermieri si aggiunge quella dei medici, soprattuto “sul territorio e in emergenza-urgenza”, spiega Giovanni Leoni, vicepresidente della Fnomceo. “Servono remunerazioni e tempi di riposo adeguati, altrimenti le professionalità andranno a lavorare altrove”.
Per Federico Bozzanca, segretario generale della funzione pubblica Cgil, “cambia la domanda di salute ma cambierà radicalmente anche il mercato del lavoro. Nei prossimi dieci anni sei milioni di italiani andranno in pensione. Per questo diventa ancora più importante rendere attrattive le professionalità di cui abbiamo disperato bisogno”, sottolinea il sindacalista.
“Nella sanità pubblica – conclude Bozzanca – ci si ammala di più, perché si lavora male, con organici impoveriti e si fanno troppi straordinari. Bisogna assumere più personale e garantire salari e condizioni di lavoro migliori”.

