Sempre più specializzati e con maggiore autonomia: le nuove lauree magistrali a indirizzo clinico consentiranno agli infermieri di prescrivere presidi sanitari e ausili per i pazienti. Con la firma dei decreti della ministra dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini, si conclude infatti l’iter di riforma della classi di laurea delle professioni sanitarie.
Le nuove lauree
Tre le magistrali introdotte: ‘Cure primarie e sanità pubblica’, ‘Cure pediatriche e neonatali’ e ‘Cure intensive ed emergenza’, in altrettante aree considerate strategiche per l’evoluzione dell’assistenza.
Una riforma con cui “andiamo incontro alle legittime richieste dei giovani che chiedono prospettive di carriera e competenze specifiche”, ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci, annunciando il provvedimento davanti al Consiglio nazionale della Fnopi, la Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche.
La posizione della Fnomceo
Ma proprio sulla figura dell’infermiere ‘prescrittore’ è presto divampata la polemica. A contestare la nuova attribuzione è la Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Secondo l’organizzazione, la norma “rischia di incidere sulla corretta delimitazione degli ambiti di competenza professionale”.
Con una mozione approvata dal Consiglio nazionale, la Fnomceo chiede quindi di modificare l’attuale formulazione, prevedendo per l’infermiere la sola possibilità di “richiedere presidi sanitari, ausili e tecnologie specifiche, in esito alla diagnosi del medico e dopo la sua prima prescrizione”.
“Diagnosi, prognosi e terapia sono attività qualificanti ed esclusive del medico”, ribadisce a LaPresse Filippo Anelli, presidente della Fnomceo. “Il rischio è di generare ambiguità e contenziosi, anche dal punto di vista della contabilità. Prima si accerta la patologia, poi si prescrive il rimedio. In assenza di diagnosi, come fa lo Stato ad autorizzare la prescrizione di un presidio sanitario?”, si interroga il presidente dei medici.
La risposta degli infermieri
Di segno diametralmente opposto la visione di Andrea Bottega, segretario nazionale di Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche. “Non credo serva il medico per prescrivere un pannolone, una sacca della stomia o un presidio per evitare le ulcere da decubito”, fa notare Bottega.
“Noi chiediamo solo di poter prescrivere quei presidi legati all’attività infermieristica e che utilizziamo tutti i giorni”. Come si spiega allora la posizione dei medici? Per il segretario del sindacato degli infermieri è “una battaglia ideologica fine a se stessa, una difesa corporativa che non è nell’interesse del cittadino”.

