“Tutto è iniziato con una febbre devastante e uno stato di confusione tale da non farmi ricordare nulla del volo di ritorno. Una volta a Bari, sono finito in ospedale: essendo diabetico e cardiopatico, la situazione era critica e i medici hanno dovuto sospendere le mie cure abituali per il rischio di emorragie”. Il racconta di Francesco C., 62 anni, che ha contratto il virus a ottobre scorso a Cuba, mette in luce l’impatto per la salute della Chikungunya, una malattia tropicale che la globalizzazione ha reso molto, troppo vicina.
“Per tre settimane sono rimasto paralizzato da dolori atroci, simili a coltellate, che il paracetamolo non riusciva a calmare. Solo un antinfiammatorio specifico mi ha permesso di tornare a camminare, ma la guarigione è lentissima. Ancora oggi – ha detto – convivo con piedi gonfi e una debolezza alle mani che mi impedisce persino di svitare un tappo. Questa terribile esperienza mi ha insegnato che, quando si viaggia in certe zone, la prevenzione e i vaccini sono fondamentali”.
Le mete più a rischio Chikungunya oggi
Fortemente raccomandata a coloro che si recano nelle aree del mondo dove è in corso una epidemia, la vaccinazione contro il virus della Chikungunya è purtroppo trascurata. Ma secondo la Società Italiana di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni (Simvim) dovrebbe essere effettuata prima di mettersi in viaggio verso Cuba, Brasile e altri Paesi dell’America Latina e dell’Asia, come l’India e alcune aree della Cina.
Gli esperti hanno appena pubblicato le indicazioni per la prevenzione dal virus Chikungunya, illustrandole in un recente incontro dal titolo “Chikungunya, dalla patologia alla prevenzione” (con il contributo non condizionante di Bavarian Nordic), rivolto a medici e specialisti.
Ma si tratta di informazioni preziose da conoscere per tutti, specialmente se si viaggia molto. Le linee guida, in collaborazione tra Simvim e Siti (Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica), suggeriscono infatti la vaccinazione anche per chi soggiorna in aree dove nei cinque anni precedenti vi è stata una evidenza di trasmissione del virus, specie per coloro che hanno più di 65 anni o comorbidità.
Il rischio zanzara
“A differenza di indicazioni sulla Chikungunya promulgate in altri Paesi, in queste non vengono poste tempistiche minime di soggiorno in aree a rischio per raccomandare la profilassi, si sottolinea invece che la puntura di zanzara può verificarsi in ogni momento, indipendentemente dalla durata del soggiorno”, spiega Andrea Rossanese, Presidente Simvim e responsabile Travel Clinic del Centro di Malattie Tropicali dell’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar dí Valpolicella.
Nelle Raccomandazioni emerge l’importanza di considerare il pericolo legato ai soggiorni in zone endemiche “come un fattore cumulativo prospettico. Ciò implica che la profilassi debba essere valutata attentamente non solo per i singoli viaggi di lunga durata, ma anche per i viaggiatori che si recano frequentemente in aree a rischio, accumulando nel tempo una probabilità di esposizione significativa”, aggiunge l’esperto.
Un nome ‘parlante’
D’altra parte il contagio non è da sottovalutare. Il termine Chikungunya “significa letteralmente ‘colui che cammina storto’, un’immagine che descrive perfettamente i dolori articolari invalidanti causati da questa patologia”, segnala Alberto Tomasi, già Direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda USL Toscana Nord Ovest e Past President della Simvim. “Complici i cambiamenti climatici, la prevenzione è cruciale anche per evitare focolai autoctoni in Europa. Fortunatamente, medici e viaggiatori possono ora contare su un nuovo vaccino monodose ben tollerato: uno strumento fondamentale, approfondito durante l’incontro, per tutelare la salute pubblica e garantire un ritorno sicuro da ogni viaggio”.
Ma c’è di più. La prevenzione della Chikungunya da una gestione emergenziale deve diventare strutturata, ragionano gli esperti, per rispondere sia alle esigenze dei viaggiatori internazionali sia alla protezione della collettività dai focolai autoctoni.
Quando vaccinarsi
Come e dove vaccinarsi? “Chiunque, oggi, sia in procinto di partire alla volta di un Paese a rischio Chikungunya – per esempio, Cuba, Brasile, Messico oppure le province meridionali della Cina – dovrebbe recarsi almeno 15 giorni prima in un ambulatorio dedicato per la medicina dei viaggiatori del proprio territorio: ci sono oltre 200 punti d’accoglienza in tutto il territorio nazionale che rientrano in una rete del servizio sanitario nazionale”, conclude Rossanese.

