Le prime notizie sulla scabbia risalgono a più di duemila anni fa. Oggi questa patologia cutanea, inserita dall’Oms nel 2017 nell’elenco delle malattie tropicali trascurate, torna a destare preoccupazione. In Italia, nel 2024, si è registrato un boom, con un aumento complessivo dei casi fino al 750% rispetto ai livelli pre-Covid, in alcune regioni come Lazio ed Emilia-Romagna.
Che cos’è la scabbia
Parassitosi cutanea contagiosa, la scabbia è causata da un acaro che scava cunicoli nella pelle, provocando un prurito molto intenso, soprattutto di notte. La trasmissione avviene di solito per contatto diretto o per mezzo di vestiti e lenzuola.
“La scabbia si sta riacutizzando a causa degli intensi flussi migratori e turistici, delle resistenze farmacologiche e dei trattamenti impropri per durata o evasi per l’elevato costo delle terapie. Colpisce soprattutto i bambini sotto i 14 anni e la fascia tra i 18 e i 44 anni”, spiega Fabio Arcangeli, presidente della World health academy of dermatology and pediatrics, in occasione dell’incontro ‘La scabbia un problema emergente’, ospitato dal Senato.
La terapia
Le più recenti linee guida internazionali indicano per il trattamento della scabbia l’applicazione di Permetrina 5% crema, da applicare dal collo ai piedi, o l’assunzione per via orale di Ivermectina, che molti lettori ricorderanno ai tempi di Covid-19. Per debellare la parassitosi, entrambe le terapie vanno ripetute dopo una settimana. Al trattamento devono sottoporsi anche conviventi e contatti stretti. È poi fondamentale lavare accuratamente lenzuola e indumenti intimi.
“Oggi la letteratura internazionale segnala una crescente resistenza alla permetrina in molti Paesi del mondo”, aggiunge Arcangeli. “L’indicazione è quindi quella di mantenere la crema sul corpo non più per 8 ore, ma dalle 12 alle 14 ore, per almeno tre notti consecutive e poi a distanza di una e a volte anche due settimane”.
I costi
Tra i fattori che hanno favorito il riacutizzarsi della patologia figura anche il costo della terapia, che porta spesso a evadere il trattamento. I farmaci infatti non sono dispensati dal Servizio sanitario nazionale, ad eccezione di alcune regioni virtuose come Emilia-Romagna e Trentino Alto-Adige, seppur con importanti limitazioni nell’erogazione.
“É convinzione comune che l’essenza della scabbia sia soltanto il prurito insopportabile che causa”, sottolinea Torello Lotti, presidente della World Health Academy. “In realtà ha un impatto considerevole sul sistema immunitario: si pensi alla scabbia crostosa, una variante clinica che induce immunodepressione”.
Per chi affronta una terapia con gli anticorpi monoclonali, uno dei trattamenti più efficaci per molte patologie un tempo considerate incurabili, “guarire dalla scappia diventa molto complicato. Gli anticorpi monoclonali vanificano l’azione dell’ivermectina”, fa notare Lotti.
Una diagnosi complessa
La diagnosi di scabbia non è sempre agevole. “Ci sono numerose patologie cutanee che simulano segni e sintomi della scabbia. Il sanitario potrebbe avere difficoltà nel diagnosticarla in tempo”, avverte Valerio Cirfera, presidente della Società italiana di dermatologia legale e forense. Un’altra criticità è legata alla segnalazione obbligatoria agli enti istituzionali preposti, che spesso è disattesa dai medici.
“Lanciamo in questa sede tre appelli”, conclude Cirfera. “Allo Stato chiediamo di rendere le cure gratuite per gli indigenti. Alla comunità scientifica, di approntare tavoli di lavoro per aggiornare le linee guida clinico-terapeutiche. Ai singoli sanitari, infine, una collaborazione più fattiva e attenta con le autorità competenti, per non sottostimare i casi di diagnosi e contenere i contagi”.

