L’Ospedale Universitario Vall d’Hebron della Catalogna ha effettuato con successo il primo trapianto parziale di faccia al mondo da una donatrice che aveva ricevuto l’eutanasia. La paziente operata è stata ricoverata per un mese in ospedale, hanno spiegato i sanitari presentando i dettagli dell’intervento che ha coinvolto un centinaio di operatori.
La donatrice aveva deciso di mettere a disposizione della medicina non solo organi e tessuti, ma ha anche il viso. La ricevente aveva bisogno di un trapianto di faccia di tipo I, ovvero della parte centrale del volto, dopo una necrosi dei tessuti causata da un’infezione batterica.
L’intervento chirurgico della massima complessità ha richiesto tecniche di microchirurgia vascolare-nervosa e – hanno fatto sapere dall’Ospedale Universitario Vall d’Hebron – può durare fino a 24 ore.
Il trapianto di faccia in Spagna
“Il trapianto facciale è un intervento chirurgico funzionale, eseguito quando un paziente ha perso aree del viso”, come i muscoli facciali e la parte attorno agli occhi, “che non possono essere ripristinate attraverso tecniche standard di chirurgia plastica. Si tratta di pazienti con grave deturpazione facciale dovuta a malattie, ustioni, traumi o difetti congeniti che colpiscono le funzioni vitali di base”, ha spiegato la dottoressa Joan-Pere Barret i Nerín, capo del dipartimento di chirurgia plastica e ustioni dell’ospedale Vall d’Hebron.
“Bisogna capire se il candidato per un trapianto di viso soddisfa i criteri per la procedura al di là di quelli puramente medici. Vengono valutate le capacità di adattamento, le aspettative e l’aderenza al trattamento, ma anche la storia psichiatrica, il supporto sociale e familiare e lo stato cognitivo“, hanno chiarito la dottoressa Sara Guila Fidel e la dottoressa María Sonsoles Cepeda.
Una volta ottenute tutte le autorizzazioni, si procede all’identificazione del donatore, ovvero qualcuno con misurazioni antropometriche facciali compatibili con il paziente.
Dopo l’intervento chirurgico, questa paziente è stata ricoverata in ospedale per un mese, prima nell’unità di terapia intensiva per gli ustionati e poi nel reparto dell’ospedale di traumatologia, riabilitazione e ustioni.
Le degenze ospedaliere si sono progressivamente ridotte nel corso dei tre trapianti di faccia effettuati finora a Vall d’Hebron: dai tre mesi nel 2010, a due per il secondo trapianto nel 2015 fino a un mese per quest’ultimo caso.
I precedenti: l’intervento in Francia sulla donna aggredita da un cane
Sono una cinquantina i casi documentati nel mondo di trapianto di faccia, un intervento estremamente complesso, anche per il rischio di rigetto. La prima operazione al mondo è stata eseguita in Francia nel 2005 su Isabelle Dinoire, una donna all’epoca di 38 anni che aveva subito una grave mutilazione a causa dell’aggressione del suo cane.
L’équipe guidata dal chirurgo Bernard Devauchelle aveva eseguito una parziale sostituzione del volto (naso, labbra, mento) con tessuti da donatrice. Dinoire è morta nel 2016 a causa di complicazioni legate ai farmaci immunosoppressori, che l’hanno resa vulnerabile al tumore. Da allora si sono susseguiti diversi trapianti di faccia nel mondo.
Il primo in Italia risale 2018 all’ospedale Sant’Andrea di Roma: protagonista una paziente affetta da neurofibromatosi. Dopo l’intervento, durato all’epoca più di 20 ore, la paziente ha incontrato gravi complicazioni legate al rigetto dei tessuti, che hanno portato alla necessità di rimuovere il trapianto di faccia e di sostituirlo.

