Nel 2023 il 4% del tasso di fecondità totale è derivato da tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma) e un terzo dei primi figli nati da mamme over 40 è stato concepito con queste tecniche. Sono i dati di nuove ricerche dell’Istat illustrati dal presidente Francesco Maria Chelli a un evento sul programma Age-It all’Inps.
“E’ in atto una rivoluzione tecnologica che ha portato i tassi di successo a livelli prima impensabili”, sottolinea Francesco Gebbia, medico chirurgo specializzato in Ginecologia, ostetricia e medicina della riproduzione e direttore di Ivi Roma.
“La finestra riproduttiva biologica è rimasta invariata per millenni, mentre la finestra sociale si è spostata in avanti di quasi un decennio. In Italia – spiega Gebbia – spesso si arriva tardi perché la fertilità si vive ancora come un tabù, ci sono barriere culturali difficili da superare e noi medici per primi, forse, non siamo bravi a spiegare l’importanza della prevenzione e del decadimento della fertilità delle donne”.
Si spiega così, secondo il medico, il fatto che un terzo dei figli di over 40 nasca da Pma. “All’estero molte di queste donne avrebbero iniziato il percorso 5 anni prima, con tassi di successo naturali o assistiti molto più alti”.
Oggi anche l’intelligenza artificiale può fornire un contributo prezioso: “È entrata nei nostri laboratori, facilitando il lavoro dell’embriologo. L’innovazione in campo medico sta dando nuove possibilità riproduttive anche in situazioni al limite, ma non dobbiamo dimenticare che la tecnologia eccelle quando supporta la biologia, non quando deve combatterla in condizioni estreme”.
L’Ai non può sostituire l’embriologo o il medico, “ma grazie alle nuove tecnologie oggi riusciamo a processare una quantità di dati che la mente umana non potrebbe gestire contemporaneamente. Per una donna di 40 anni, dove ogni mese conta – conclude Gebbia – questa precisione è la differenza tra il successo e la rinuncia”.

