Sono stati 529 i casi di morbillo segnalati in Italia nel 2025, il 14% importati. Lo rende noto l’Istituto superiore di sanità. Dall’ultimo bollettino periodico Morbillo & Rosolia news emerge che l’88% delle segnalazioni riguarda pazienti non vaccinati. Inoltre, in circa un terzo dei casi si è verificata almeno una complicanza.
I dati
Il 64,7% dei casi è stato segnalato da sole cinque Regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia. L’incidenza più elevata si registra in Calabria, con 46,4 contagi per milione di abitanti, seguita dalle Marche (15,5 per milione di abitanti), dal Lazio (13,3), dalla provincia autonoma di Bolzano (13) e dalla Sicilia (12,8). A livello nazionale l’incidenza è stata pari a 9 casi per milione di abitanti.
“Il numero di casi di morbillo in Italia nel 2025 è stato pari a circa la metà di quelli segnalati nel 2024. Il virus continua a circolare nel Paese, soprattutto tra giovani adulti non vaccinati. L’età mediana è stata di 31 anni”, ricordano gli autori del report.
Le complicanze
Quanto alle complicanze, tra le più frequenti figurano polmonite (11,7%) ed epatite o aumento delle transaminasi (11,5). Ma anche diarrea, cheratocongiuntivite, insufficienza respiratoria, stomatite e otite.
L’importanza del vaccino
“La vaccinazione è l’unico strumento efficace per proteggersi dal morbillo e dalle sue complicanze: due dosi conferiscono una protezione di circa il 97%. Per prevenire la diffusione del virus e dei focolai, è necessario raggiungere una copertura almeno del 95% con due dosi a tutti i livelli subnazionali”, aggiungono gli esperti.
In Italia, però, nei bambini di 5-6 anni, la copertura si attesta all’84,8% (dati 2023), e nessuna Regione ha raggiunto la soglia del 95% per la seconda dose.
Cosa fare? Oltre a rafforzare la vaccinazione pediatrica di routine, “è fondamentale recuperare la copertura in adolescenti e adulti e assicurare che anche gli operatori sanitari suscettibili siano vaccinati, tutelando sé stessi e i pazienti più fragili. Prima dei viaggi internazionali – concludono i ricercatori Iss – si raccomanda di verificare il proprio stato vaccinale”.

