Salute mentale, in un libro la storia del barone che anticipò le intuizioni di Basaglia 

Salute mentale, in un libro la storia del barone che anticipò le intuizioni di Basaglia 

Il professor Mistretta è autore de ‘Il barone dei matti’, il racconto di Pietro Pisani, l’eclettico funzionario che contribuì a modificare la percezione della salute mentale.

Palermo, Regno delle due Sicilie, 1824. Un secolo e mezzo prima della rivoluzione di Franco Basaglia, un barone sui generis ne anticipa le intuizioni, trasformando la Real Casa dei Matti di Palermo, un ospizio “inzuppato di sofferenza”, in un luogo di libertà, cura e rinascita. È la storia di Pietro Pisani, già funzionario del Regno di Sicilia, a cui il luogotenente del re affida la gestione dell’Ospizio dei Matti. 

La condizione dei malati mentali 

“A quell’epoca i malati mentali erano trattati come prigionieri, spesso legati o incatenati, tenuti in condizioni disumane”, ricorda Antonio Mistretta, ordinario di Igiene all’Università di Catania e responsabile della comunicazione dell’Istituto superiore di Sanità, che ha ripercorso la vicenda umana di Pisani nel romanzo storico ‘Il barone dei matti – Le tre vite di Pietro Pisani, barone di Palermo’. 

Tre vite: perché prima di occuparsi di salute mentale, il barone si rende protagonista di altre suggestive imprese. Nei panni di un archeologo illuminato, salva le preziose Metope di Selinunte dall’espatrio verso il British Museum. Prima ancora, da grande appassionato dell’opera di Mozart, organizza a proprie spese una rappresentazione del Flauto magico per un solo spettatore. 

La fonte di ispirazione: Philippe Pinel 

Ma è tra le mura della Real Casa dei Matti che l’eccentrico barone trova il suo definitivo posto nel mondo. Pisani ispira il suo lavoro a quello di Philippe Pinel, un medico francese considerato uno dei padri della psichiatria moderna. “Pinel liberò i malati di mente dalle catene, fornendo un sguardo nuovo sulla salute mentale. Separò la follia dalla superstizione, gettando le basi per un approccio clinico fondato sull’osservazione e su un trattamento più umano”, ricorda Mistretta. 

“Ero determinato a seguire le orme di Pinel, a lottare per trasformare l’Ospizio dei Matti in un luogo umano”, promette il barone dopo aver visitato la struttura per la prima volta e aver conosciuto quegli “esseri umani con storie ed emozioni complesse, dimenticati dalla società, relegati in un luogo di abbandono e negligenza”. 

L’opera riformatrice del barone

Pisani reperisce dal luogotenente i fondi necessari per ridare lustro all’edificio; coinvolge attivamente i ricoverati nei lavori di ristrutturazione, sfidando le convenzioni del tempo. Trasforma gli ambienti, prima bui e angusti, in spazi luminosi e accoglienti. Dipinge le pareti con colori vivaci. “Dà vita a una struttura di pregio, tant’è che i visitatori la scambiavano per la sua villa personale”, racconta il professor Mistretta.

Ma soprattutto, pianifica con accuratezza le giornate dei pazienti, prevedendo attività culturali ed artistiche: spettacoli teatrali, musica e balli. “E poi introduce un accenno di sanità pubblica: a contribuire alle spese erano i pazienti che provenivano da famiglie abbienti, ma la struttura era aperta anche a chi non poteva permettersi di pagare la retta”, sottolinea l’autore del romanzo.

Al barone, però, tutto questo non sembra abbastanza. Comprende che solo convivendo quotidianamente con chi soffriva di problemi di salute mentale, poteva realizzare fino in fondo la sua missione. Decide quindi di trasferirsi nella Real Casa dei Matti. “Mi trovavo di fronte a una doppia sfida – dice Pisani nella parte conclusiva del romanzo – navigare tra le acque tumultuose della follia, senza perdere di vista la bussola della ragione”. 

L’epidemia di colera

La morte del barone, causata dall’epidemia di colera che si abbatte sulla città nel 1837, pone fine anzitempo alla sua opera riformatrice. Ma non potè cancellare un’esperienza ammirata da personaggi illustri come Edgar Allan Poe, la cui visita alla Real Casa dei Matti ispirò il racconto ‘Il sistema del dottor Catrame e del professor Piuma’.

Anche nelle pagine del ‘Conte di Montecristo’ di Dumas padre trova spazio la vicenda del barone Pisani, l’uomo che trasformò la follia in poesia, e un manicomio in un luogo di libertà. 

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