Il 2026 si apre con interessanti novità per i medici italiani. A partire dalla proposta presentata questa mattina da Forza Italia e dal ministro della Salute Orazio Schillaci per eliminare le incompatibilità oggi previste per i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale (Ssn).
Ma non è tutto: ancora una volta il Governo mette mano all’anzianità dei medici in corsia. Obiettivo, permettere di indossare il camice bianco fino a 72 anni.
“Condividiamo pienamente” i contenuti della proposta per eliminare le incompatibilità, ha commentato a caldo Guido Quici, presidente del sindacato dei medici Federazione Cimo-Fesmed. “Una misura che va nella direzione della liberalizzazione della professione medica”.
Più cauto il sindacato Anaao Assomed. “La conferenza stampa promossa oggi da Forza Italia richiede una approfondita analisi. Non basta sancire l’abolizione delle incompatibilità del rapporto di lavoro dei medici e dirigenti sanitari, ma occorre ridisegnare e riscrivere le regole, valutando pro e contro e occorrono garanzie di salvaguardia del professionista. Altrimenti si rischia una deregulation”, segnalano dal sindacato guidato da Pierino Di Silverio.
L’impatto della fine dell’incompatibilità per i medici del Ssn
“Per noi – ha detto Paolo Barelli, presidente dei deputati di Forza Italia, nel corso della conferenza stampa ‘Sanità: eliminare le incompatibilità per ridurre le liste d’attesa e rafforzare il Ssn pubblico’, organizzata alla Camera da Forza Italia – si tratta di una incompatibilità non più utile e, in molti casi, negativa, perché riduce la capacità del sistema di offrire prestazioni e, quindi, la possibilità concreta di ridurre le liste d’attesa”.
“In accordo con il ministro della Salute – ha spiegato Barelli – avevamo inizialmente valutato l’inserimento di questa modifica nella Legge di Bilancio 2026, approvata nelle scorse settimane, ma è stata condivisa una soluzione diversa: presentare la proposta attraverso un emendamento all’interno del disegno di legge del Governo riguardante le professioni sanitarie in discussione presso la Commissione Affari sociali e Sanità della Camera”.
L’emendamento in questione prevede che i medici dipendenti del Ssn e quelli convenzionati possano svolgere – al di fuori dell’orario di lavoro, nel rispetto dei doveri d’ufficio e dopo opportuna comunicazione all’organizzazione sanitaria di appartenenza – attività professionale anche presso soggetti pubblici o privati accreditati.
Un ostacolo alla grande fuga dei medici
Ma non è tutto. L’approvazione di questo provvedimento “consentirebbe ai medici ospedalieri – puntualizza Quici – di scegliere se lavorare, al di fuori del proprio orario di lavoro, anche in altre strutture sanitarie, sia pubbliche che private convenzionate, sia ospedaliere che territoriali, mantenendo l’indennità di esclusività medica e ampliando l’offerta sanitaria per i cittadini, che è essenziale per l’abbattimento delle liste d’attesa”.
“Si tratta di una misura che renderebbe più attrattivo lavorare nella sanità pubblica, arginando la fuga dagli ospedali soprattutto dei medici più giovani, attratti dalle sirene dell’estero e del privato puro”, aggiunge Quici apprezzando l’intenzione annunciata dal ministro Schillaci di confrontarsi con le parti sociali su questo tema”.
Per Anaao “è prioritario affrontare il tema della flessibilità dell’intramoenia, delle carriere e della flessibilità dell’orario di lavoro, oggi inesistente. Così come è prioritario definire il ruolo di dirigenza speciale. Se questi punti saranno contenuti nel ddl delega, allora sosterremo con forza il progetto di legge. Ma vogliamo un confronto con le parti interessate, in primis i sindacati”.
In corsia fino a 72 anni? Il rischio di un effetto tappo
Discorso un po’ diverso sui ‘pensionati’ in camice bianco. “Non siamo pregiudizialmente contrari alla norma, a patto però che sia su base esclusivamente volontaria, che questi colleghi non conservino il ruolo apicale e che restino come tutor senza incidere sul rinnovo delle piante organiche e sulle carriere”, dice Pierino Di Silverio a proposito dell’emendamento che sarà presentato al decreto Milleproproghe e che prolungherà per tutto il 2026 la norma che consente a medici e dirigenti sanitari di restare in servizio fino a 72 anni.
“Il nostro principale timore è che, trattenendo in servizio i colleghi più anziani, si blocchino di fatto le carriere di tutti gli altri”, sintetizza il leader Annao. “Sappiamo bene che oggi una delle principali cause di disaffezione alla sanità pubblica e agli ospedali è proprio questa gabbia da cui non riusciamo a venir fuori, un blocco insensato che crea profonda disagio e distacco. E per tutta risposta il Governo cosa fa? Blocca le carriere”.
“Vigileremo affinché la norma venga riproposta con le precise condizioni da noi indicate, confidando che nella più ampia riforma del Ssn, di cui si inizia a discutere, non ci sia più spazio per le proroghe”, conclude Di Silverio.

