Influenza K per 803mila italiani nella settimana di Capodanno, il giallo

Influenza K per 803mila italiani nella settimana di Capodanno, il giallo
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Gli ultimi dati Iss e il rebus della frenata dell’influenza. Il virologo Pregliasco e il rischio polmoniti

Magra consolazione per gli 803mila italiani che hanno passato a letto la settimana di Capodanno: la curva dell’influenza è in calo. Stando agli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità dal 29 dicembre al 4 gennaio l’incidenza delle infezioni respiratorie acute è stata pari a 14,1 casi per 1.000 assistiti, in lieve diminuzione rispetto alla settimana di Natale, quando era a 14,5 per 1.000.  Ma davvero il peggio è passato?

Il report RespiVirNet calcola un totale dall’inizio della sorveglianza di circa 7,5 milioni di contagiati, con il record nella fascia 0-4 anni, con circa 37 casi per 1.000 assistiti.

“Nel frattempo stiamo vedendo un aumento degli accessi nei pronto soccorso, un classico per una stagione particolarmente importante percentualmente e in cui convivono diversi virus. L’influenza ci preoccupa di più perché può determinare complicanze maggiori: stiamo vedendo tanti casi di sindromi respiratorie di cui una quota del 40% circa è causato dal virus influenzale”, dice a LaSalute di LaPresse Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Milano.

La cautela dell’Iss

“La flessione nella curva che vediamo in queste settimane sembra essere più evidente di quella degli anni scorsi nello stesso periodo” festivo, rilevano gli esperti del dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss. “Bisognerà attendere il prossimo bollettino per capire se continuerà l’andamento discendente o se i contagi torneranno a salire, e in questo secondo caso se supereranno i livelli toccati nelle scorse settimane”.

Stando al monitoraggio l’intensità di circolazione virale è molto alta in Campania, alta in Sicilia e nelle Marche, media in Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Puglia e Umbria mentre è bassa in tutte le altre.

Virus, influenza, polmoniti e vaccini

“La pressione sugli ospedali – riflette il virologo – è effetto di una stagione molto importante e in effetti purtroppo la vaccinazione contro influenza e Covid, che sappiamo può determinare polmoniti, non è particolarmente decollata. In particolare contro Covid i richiami sono limitati a percentuali irrisorie negli over 65. Voglio ricordare anche la vaccinazione contro lo pneumococco: può essere effettuata in qualsiasi momento dell’anno ed è utile contro le polmoniti”. 

Quando andare in pronto soccorso

Ogni anno ci sono 150mila ricoveri l’anno per polmonite con 9-10mila decessi, ricorda il virologo. “In pronto soccorso si deve andare quando abbiamo una febbre elevata che non viene tenuta a bada dagli anti-febbrili, quando c’è un aumento di frequenza cardiaca e di difficoltà respiratoria, tanto che si fatica a parlare o rispondere a domande. Oppure se c’è tosse molto forte con sangue”, ricorda Pregliasco.

L’Iss segnala che la maggior parte dei casi di influenza grave e complicata riguarda persone non vaccinate.

I virus più diffusi

Per quanto riguarda la caratterizzazione dei virus influenzali, nella comunità la percentuale di virus A/H3N2 risulta ampiamente maggiore rispetto ai virus A/H1N1 pdm09. Anche nel flusso ospedaliero si osserva una percentuale più alta di virus A/H3N2. Ancora una volta il subclade K è nettamente prevalente. “Quanto al trend in frenata c’è una probabile sottostima. Probabilmente siamo al plateau, ma vedremo meglio fra qualche giorno l’effetto della riapertura delle scuole”, conclude Pregliasco.

*Articolo aggiornato

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