Colesterolo alto, donne più aderenti alle cure ma terapia meno efficace

Colesterolo alto, donne più aderenti alle cure ma terapia meno efficace
Arno Burgi/picture-alliance/dpa/AP Images

L’impatto sulle donne degli anticorpi monoclonali anti-PCSK9, utilizzati per abbattere i livelli di colesterolo “cattivo”, è inferiore rispetto agli uomini

Le donne non solo ricevono trattamenti meno mirati rispetto agli uomini, ma pur essendo più aderenti alle terapie, raggiungono meno degli uomini gli obiettivi di colesterolo LDL indicati dalle linee guida. È quanto emerge dal registro multicentrico italiano At-Target-It, coordinato dal gruppo di ricerca guidato da Pasquale Perrone Filardi, past president della Società italiana di cardiologia e direttore del dipartimento di Scienze biomediche avanzate dell’Università Federico II di Napoli. 

“Un paradosso che deve far riflettere a fronte del dato che i decessi per patologie cardiovascolari risultano maggiori nelle donne, rappresentando il 45% delle cause di morte nella popolazione femminile”, sottolinea Perrone Filardi. “Tuttavia, non esiste una differenza di genere nelle raccomandazioni sugli approcci terapeutici per raggiungere gli obiettivi LDL ottimali. Un divario che invece esiste, eccome, nella vita reale, come dimostrano i risultati del nostro registro, che hanno messo in luce una significativa disparità di genere nella risposta al trattamento con anticorpi monoclonali anti-PCSK9”, aggiunge l’esperto. 

Lo studio

Il registro ha analizzato 2.613 pazienti trattati con anticorpi monoclonali anti-PCSK-9, farmaci utilizzati per ridurre i livelli di colesterolo LDL. Tra i pazienti coinvolti, 806 erano donne. La popolazione femminile presentava alla partenza una condizione clinica più sfavorevole, con un’età media più elevata e valori di LDL più alti rispetto agli uomini. Nelle donne era inoltre più frequente l’intolleranza alle statine e meno comune il ricorso a una terapia ipolipemizzante orale combinata.

I risultati 

Nel corso del follow-up la riduzione percentuale del colesterolo LDL è risultata costantemente inferiore nelle donne rispetto agli uomini. A sei mesi la differenza era di 9 punti percentuali, mentre dopo tre anni si attestava a 5,9 punti. “Come conseguenza diretta solo il 51,7% delle donne ha raggiunto i target raccomandati dalle linee guida internazionali, contro il 64,6% degli uomini, con una probabilità di successo terapeutico ridotta di un terzo”, osserva Perrone Filardi.

Il dato non sembra però dipendere da una minore aderenza delle pazienti alla terapia. Al contrario, nel registro l’aderenza è risultata più frequente ed elevata nelle donne. “La minore efficacia della terapia sembra dunque legata a fattori biologici o clinici ancora da indagare. Resta comunque necessaria una maggiore attenzione al profilo di rischio cardiovascolare femminile”, aggiunge Gianfranco Sinagra, presidente della Società italiana di cardiologia.

Secondo i ricercatori, quindi, i risultati sollevano un tema di medicina di genere e della possibile necessità di una maggiore personalizzazione del trattamento nelle pazienti. “Le attuali strategie terapeutiche anti-PCSK9, sviluppate in studi a prevalenza maschile – conclude Perrone Filardi – dovrebbero adottare un approccio più personalizzato per le donne, dalla scelta delle molecole al monitoraggio più frequente dei target lipidici”.

© Riproduzione Riservata