Il cerotto che sfrutta la luce per curare le ferite della pelle

Il cerotto che sfrutta la luce per curare le ferite della pelle
Christian Charisius/picture-alliance/dpa/AP Images

La tecnologia favorisce sia la chiusura delle ferite che la rigenerazione dei tessuti, sfruttando la luce solare

La luce che ci circonda potrebbe aiutare a curare le ferite della pelle. In Corea del Sud un gruppo di ricercatori della Pohang University of Science and Technology (Postech), in collaborazione con la Konkuk University, ha sviluppato un cerotto luminoso indossabile che favorisce contemporaneamente la chiusura delle ferite e la rigenerazione dei tessuti utilizzando la normale luce ambientale o quella solare, senza batterie né collegamenti a una fonte elettrica esterna. I risultati sono stati pubblicati su Advanced Materials.

La tecnologia che sfrutta la luce 

Il dispositivo sfrutta particelle luminescenti che vengono attivate dalla luce ambientale, sviluppate dai ricercatori a base di solfato di calcio e stronzio e arricchite con europio e tulio. Queste particelle assorbono la luce su un ampio spettro e la trasformano in luce rossa, con una lunghezza d’onda di circa 640 nanometri, adatta alla fototerapia delle ferite. Una caratteristica particolare è che continuano a emettere luce anche per un certo periodo dopo che l’illuminazione viene interrotta, producendo un effetto simile a quello delle stelle fosforescenti che si illuminano al buio.

La luce rossa attiva una molecola fotosensibile, la clorina e6, che favorisce la formazione di legami tra le molecole di collagene ai margini della ferita, contribuendo a sigillarla. Contemporaneamente stimola la proliferazione e la migrazione dei fibroblasti, riduce l’infiammazione e favorisce la formazione di nuovo tessuto. In questo modo, spiegano i ricercatori, la stessa piattaforma svolge due funzioni: accelera la chiusura della ferita e sostiene la rigenerazione dei tessuti.

Per realizzare il cerotto, le particelle sono state incorporate in modo uniforme nell’Ecoflex, un elastomero siliconico molto elastico, così da ottenere un dispositivo morbido e capace di aderire alla pelle seguendone i movimenti. Uno strato di idrogel adesivo permette inoltre di mantenerlo in posizione. Il cerotto continua a emettere luce anche quando viene piegato o allungato.

I test sugli animali 

I test sugli animali hanno mostrato che l’applicazione del dispositivo per 12 ore sulle ferite chirurgiche accelera la chiusura delle lesioni e migliora significativamente la rigenerazione dei tessuti. Anche le ferite circolari hanno mostrato una guarigione più rapida. In una prima valutazione condotta su adulti sani, inoltre, nove ore di utilizzo sulla pelle del viso hanno migliorato il recupero dell’elasticità cutanea e ridotto il rossore visibile.

I possibili sviluppi 

“Questo studio dimostra che la luce disponibile nell’ambiente quotidiano può essere utilizzata per favorire contemporaneamente la chiusura delle ferite e la rigenerazione dei tessuti, senza richiedere una fonte di alimentazione elettrica esterna”, ha spiegato Sei Kwang Hahn, professore alla Postech e responsabile dello studio.

Secondo il ricercatore “con ulteriori sviluppi, questa tecnologia potrebbe diventare una piattaforma indossabile di fotomedicina di nuova generazione, consentendo ai pazienti di proseguire comodamente la cura delle ferite fuori dall’ospedale”.

L’obiettivo, dunque, è portare alcune forme di fototerapia fuori dagli ambienti ospedalieri e renderle compatibili con la vita quotidiana. Per ora, però, si tratta di una tecnologia ancora sperimentale: i risultati clinici sull’uomo sono preliminari e riguardano la pelle sana, non vere ferite. Prima di poter parlare di un nuovo trattamento disponibile per i pazienti serviranno quindi ulteriori studi e verifiche sulla sicurezza e sull’efficacia.

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