Passa per il Dna e i gemelli digitali la nuova frontiera della ricerca per la personalizzazione delle cure ‘targata’ INOC. All’Istituto Nazionale Oncologico Candiolo, infatti, è stata messa a punto una metodica che permetterà – attraverso l’analisi delle varianti genetiche del paziente che possono influenzare la risposta ai farmaci – di arrivare a un ‘passaporto farmacogenomico’. Ma di che si tratta?
Come ha spiegato la direttrice scientifica INOC, Anna Sapino, nel corso di un incontro al ministero della Salute per illustrare il progetto di ampliamento di Candiolo, “si tratta di una carta d’identità genetica del paziente, che rivelerà come l’organismo di ogni singolo individuo metabolizza i farmaci. Nella pratica clinica tutto questo si tradurrà in terapie più mirate, non solo anti-cancro, ma anche ad esempio antibiotici o antiacidi per lo stomaco, per ridurre il rischio di trattamenti inefficaci o addirittura dannosi”.
Una strategia che permetterà anche di risparmiare, evitando la spesa per farmaci inutili.

Se i farmaci non funzionano…
I ricercatori si sono concentrati sulle variabili del Dna che impattano sulla nostra risposta ai farmaci. A che punto siamo? “Il progetto è in corso. I risultati dovranno essere accessibili anche ai medici di medicina generale e agli specialisti”, ha detto Sapino. Insomma, i dati dovranno essere utilizzabili, affinché questa ricerca abbia un impatto concreto sui pazienti, non solo quelli oncologici.
Si tratta di un approccio che l’Agenzia italiana del farmaco “ha già indicato come direzione strategica per il sistema sanitario nazionale, e che INOC si candida a realizzare per la prima volta su larga scala partendo dai pazienti più fragili, quelli oncologici, per aprire la strada a tutti”, ha chiarito la direttrice sanitaria.
L’obiettivo è creare un sistema evoluto di analisi predittiva del rischio di tossicità e complicanze legate ai farmaci. Ma a Candiolo non si fermano qui: a partire dai gemelli digitali si punta, infatti, a testare le terapie su mini-modelli in 3D dei singoli tumori derivati dalle cellule malate, ricreando anche il microambiente in cui questi tumori crescono, con vasi sanguigni, cellule del sistema immunitario e fibroblasti.
Uno scenario realistico che permetterà ai ricercatori di “vedere come reagiscono tutte le componenti di difesa messe in campo. Per testare i nuovi farmaci in modo mirato e sviluppare terapie contro il cancro davvero su misura, rivolte non solo ai nostri pazienti ma anche a tutti coloro che hanno le stesse caratteristiche molecolari”, ha chiosato Sapino.


