Un ribelle della scienza con il piglio dell’imprenditore. Craig Venter “era conosciuto per la sua personalità audace e competitiva: dichiarava con sicurezza le sue idee e non aveva paura di lanciare sfide, come quella a un progetto finanziato per 3 miliardi di dollari (e all’establishment scientifico) per forzare il futuro”. Non ha dubbi il genetista dell’Università di Roma Tor Vergata Giuseppe Novelli quando ricorda la figura eclettica di Venter, pioniere della genomica umana morto a 79 anni in California. “Ci mancherà molto”, dice il collega italiano.
Padre del genoma umano e inventore della biologia sintetica, Craig Venter ha contribuito a far evolvere la genomica dimostrando che i genomi potevano essere progettati e costruiti.
“La sua spinta a pensare in modo diverso e a passare all’azione ha cambiato per sempre il modo di fare scienza. La sua eredità – sottolinea Novelli – è quella di aver trasformato la biologia, portandola da una disciplina lenta, allo studio dei singoli geni nella nuova era digitale dei big data genetici e della biologia sintetica, in cui i genomi possono essere progettati e costruiti” in laboratorio.
Dai geni ai batteri
Il suo lavoro ai National Institutes of Health è ricordato per l’identificazione rapida di un gran numero di geni umani. In seguito, lui e i suoi colleghi pubblicarono il primo genoma umano diploide di alta qualità, dimostrando l’importanza di catturare la variabilità genetica ereditata da entrambi i genitori.
Dopo aver fondato il Tigr Center (The Institute for Genomic Research), sequenziò interamente il batterio Haemophilus influenzae. Nel 1998 fondò Celera Genomics, sfidando il Progetto genoma umano. Nel febbraio 2001 la pubblicazione del genoma umano pose fine alla contesa fra Venter e Francis Collins, a capo del Progetto genoma finanziato da fondi pubblici. Una sfida che, di fatto, accelerò la conquista del Dna.
Venter, l’arrivo di Synthia e la vita sintetica
Nel 2010 l’ambizioso scienziato annunciò la creazione del primo batterio controllato da un genoma completamente sintetizzato in laboratorio, una cellula soprannominata Synthia. “Questa scoperta non solo aprì nuove frontiere scientifiche, ma sollevò anche profonde questioni bioetiche sul ruolo dell’umanità nella creazione della vita”, ricorda Novelli.
“Il suo gruppo – aggiunge – ha recentemente reso pubblico un pre-print che descrive la creazione di una cellula batterica sintetica vivente a partire da una ‘morta’, una svolta che possiamo definire delle ‘cellule zombie’, in senso scientifico”.
La passione per l’oceano e la sfida della longevità
Oltre alle sue rivoluzioni in laboratorio, Craig Venter promosse la scoperta scientifica su scala globale. Come? “Esplorando gli oceani con la sua barca a vela per studiare la diversità genetica dei microrganismi marini. Il suo spirito da costruttore lo ha portato a fondare numerosi istituti di ricerca e aziende, lasciando un’eredità che continuerà a influenzare la scienza per decenni”, assicura il genetista di Tor Vergata.
“Filtrando litri d’acqua e sequenziando tutto ciò che trovava – senza coltivare i microrganismi – scoprì che gli oceani brulicavano di milioni di geni sconosciuti, appartenenti a batteri, archaea e virus mai visti prima. Fu l’atto di nascita della metagenomica ambientale: invece di isolare singole specie, si poteva leggere l’intero libro genetico di un ecosistema”, ricorda Novelli.
Fra le ultime sfide, quella della longevità. Craig Venter puntava a rallentare il processo di invecchiamento e aumentare la la vita dell’uomo intervenendo sul Dna. L’Human Longevity, il Diploid Genomics e il Craig Venter Insitute continueranno a esplorare questi filoni di ricerca. “Ci mancherà molto”, conclude Novelli.

