Il ritorno in Italia dei lupi, passati da poche centinaia di esemplari negli anni ’70 agli oltre 3.300 di oggi, è un successo per chi si occupa della conservazione di questo animale, ma anche una sfida. Specie nelle zone dove era scomparso da tempo e dove l’uomo ha sviluppato abitudini poco adatte alla coesistenza con questo carnivoro. Ma i lupi, protagonisti di tante favole nella parte del cattivo, hanno paura degli esseri umani? E come si comportano quando si avvicinano ai centri abitati?
La risposta arriva da uno studio sperimentale pubblicato su ‘Pnas’ che ha come prima autrice Martina Lazzaroni, ricercatrice dell’Università di Parma. Il lavoro, coordinato dall’Istituto Konrad Lorenz per la Ricerca Comparata sul Comportamento (KLIVV) dell’Università di Medicina Veterinaria di Vienna, ha coinvolto anche l’Università di Sassari.
La ricerca sul Canis lupus
Il team guidato dalla ricercatrice Sarah Marshall-Pescini del KLIVV ha testato 185 lupi selvatici in 44 siti dell’Italia centrale caratterizzati da diversi livelli di urbanizzazione. Nel contesto sperimentale, gli animali sono stati esposti – nel loro habitat naturale – a oggetti nuovi e a suoni umani. Obiettivo, ‘fotografare’ la reazione dei singoli esemplari e il loro adattamento agli ambienti modellati dagli esseri umani.
Così il team ha scoperto che questo carnivoro ha imparato a temerci. Non solo. “I risultati mostrano che i lupi adattano in modo flessibile le loro risposte comportamentali sia ai rischi, sia alle opportunità presenti” nelle aree dominate dagli esseri umani. “Un fattore chiave del successo dei lupi nelle aree urbanizzate”, spiega Marshall-Pescini.
La paura e i lupi
Ebbene, quasi tutti i lupi hanno paura dell’uomo e della sua voce. Ma la consuetudine fa la differenza. Al primo incontro con un oggetto nuovo, gli animali provenienti da aree più fortemente urbanizzate hanno mostrato una minore paura, ma una maggiore cautela quando l’oggetto veniva modificato.
Questo, secondo Marshall-Pescini, suggerisce che la ridotta paura della novità nelle aree urbane osservata in molte specie non spieghi l’intero fenomeno. I lupi mostrano infatti anche una maggiore vigilanza nei confronti dei cambiamenti ambientali, probabilmente perché le aree più urbanizzate comportano maggiori pericoli per la loro sopravvivenza.
Ma attenzione: le registrazioni di voci umane hanno innescato forti risposte di paura indipendentemente dal grado di urbanizzazione, coinvolgendo l’81% dei lupi. Gli animali però si sono rapidamente abituati e con una velocità simile, dimostrando una notevole capacità di apprendimento.
Lupi solitari? L’unione fa la forza
Una variabile di cui tener conto è poi la forza del ‘branco’: gli esemplari in gruppo hanno reagito con meno timore rispetto ai lupi solitari. L’Italia centrale è una delle regioni in cui i lupi sono stati tra i primi a insediarsi in paesaggi dominati dagli esseri umani e dove questo processo è più avanzato.
Secondo Martina Lazzaroni dell’Università di Parma i risultati della ricerca evidenziano “la natura complessa e dipendente dal contesto della paura nei lupi e la sua variazione lungo il gradiente di urbanizzazione”. Conoscenze che aprono la strada a nuove prospettive sul futuro della coesistenza pacifica tra lupi ed esseri umani.

