Per decenni abbiamo concentrato l’attenzione sulle mamme, bene. Ma anche il papà ha un peso importante dal punto di vista genetico. “Il padre contribuisce con più del 50% del Dna alla prole, in pratica fornisce una mappa dinamica del suo stile di vita e dell’ambiente in cui ha vissuto. Insomma, lo sperma è un messaggero biologico, non solo un corriere genetico”. Parola del genetista dell’Università di Tor Vergata, nonché presidente della Fondazione Giovanni Lorenzini di Milano, Giuseppe Novelli.
Insieme a colleghi del calibro di Sergio Pecorelli (Università di Brescia e Fondazione Lorenzini), Roberto Lucchini (Florida International University di Miami e Università di Modena e Reggio Emilia) e Luca Lambertini (Icahn School of Medicine alla Mount Sinai di New York), Novelli firma su ‘Nature Reviews Urology’ un articolo dedicato a questo tema, dal titolo evocativo: ‘Father matters too’.
Non solo un corriere genetico
Altro che spermatozoo più veloce: il contributo dei papà alla futura prole è ben più articolato e complesso di quanto si pensi. E, soprattutto, cambia in base allo stile di vita. “Lo sperma – spiega infatti Novelli a LaSalute LaPresse – è un messaggero biologico, non solo un corriere genetico. Ignorare l’influenza paterna, significa trascurare un determinante fondamentale della salute intergenerazionale”.
L’eredità dei papà scritta nel Dna
I padri, sottolineano gli scienziati, contribuiscono con un’eredità epigenetica vivente, scritta dall’interazione fra Dna, ambiente e stile di vita. Lo sperma infatti è “un biosensore della salute paterna”, e i suoi messaggi possono essere trasmessi alla generazione successiva.
L’effetto di calore, dieta e inquinamento
In che modo? “Il calore, ad esempio, è un ‘epimutageno’ potente quanto alcuni inquinanti chimici – chiarisce Novelli – e deve essere considerato nei luoghi di lavoro e nella consulenza pre-concezionale. La buona notizia è che questo ‘resoconto’ epigenetico è modificabile”.
Non solo. “La finestra pre-concezionale è un’opportunità per i padri: una dieta migliore, meno stress e minore esposizione a sostanze tossiche possono ricalibrare il messaggio che da loro passa ai figli”, assicura il genetista.
Serve un cambio di paradigma
Ma occorre tenerne conto. “Continuare a trascurare questa dimensione nella scienza, nella medicina e nella politica è insostenibile e ha conseguenze tangibili sulla salute pubblica. Dobbiamo agire rapidamente – sostengono gli autori – per integrare la salute ambientale paterna nei nostri quadri fondamentali per l’assistenza riproduttiva, ma anche la sicurezza sul lavoro e la regolamentazione chimica. La scienza è precisa, l’imperativo è l’equità. E il momento di agire è adesso”, concludono.

