Oltre 1.500 pubblicazioni in appena tre anni, un terzo delle quali al Sud Italia, con circa 800 scienziati coinvolti. Sono alcuni dei numeri di Mnesys, l’ambizioso programma italiano ed europeo di ricerca in neuroscienze.
Traguardi ottenuti “grazie allo sforzo condiviso di ricercatori che hanno messo in rete le loro conoscenze, riducendo il gap tra Nord e Sud nella ricerca scientifica e ponendo le basi affinché la medicina di precisione arrivi finalmente anche in neurologia e psichiatria”, commenta Antonio Uccelli, coordinatore scientifico di Mnesys e ordinario di Neurologia all’Università di Genova.
L’evento di Genova
Dal 28 al 30 gennaio, il capoluogo ligure ospiterà ‘Mnesys: viaggio nel cervello. Trasformare la ricerca in nuove terapie’, l’evento che ripercorrerà i principali traguardi scientifici raggiunti. “La nostra università ha avuto il privilegio di coordinare la grande rete di eccellenza italiana nelle neuroscienze e nella neurofarmacologia”, evidenzia il rettore dell’Università di Genova Federico Delfino.
Il progetto ha avuto il merito di contribuire a ridurre il divario accademico tra Nord e Sud del Paese: se nel 2023 le partnership tra centri del Meridione e istituti del Nord Italia erano poco più di 20, nel 2025 hanno superato quota 150.
Da non sottovalutare poi le ricadute economiche di Mnesys: partito con un investimento di 115 milioni di euro del Pnrr, si stima che il programma porterà ritorni economici fino al doppio, tra futuri investimenti, assunzioni e risparmi sanitari da diagnosi e terapie più tempestive.
Le principali scoperte sul cervello
Tra le scoperte più promettenti, spicca quella relativa al sonno dei neonati. I ricercatori hanno infatti verificato che un sonno adeguato per durata e qualità è fondamentale per il corretto sviluppo del cervello durante il primo anno di vita, ma ancor di più nei piccoli nati prematuri.
Dalle caratteristiche di alcune cellule del sistema immunitario rilevabili nel sangue, si possono invece dedurre informazioni importanti per indirizzare al meglio le terapie in caso di patologie psichiatriche come schizofrenia e disturbo bipolare.
L’utilizzo di modelli computazionali per gli interventi sul cervello è oggi una realtà grazie a Mnesys: per guidare gli interventi di neurochirurgia, preservando il più possibile le funzioni cerebrali, è possibile integrare all’imaging tridimensionale anche procedure di simulazione dell’intervento sul paziente.
Infine, integrando biomarcatori fluidi con tecniche avanzate di imaging molecolare e delle strutture cerebrali, i ricercatori Mnesys stanno riuscendo a individuare marcatori precoci di Alzheimer e Parkinson. Nel caso dell’Alzheimer, si è lavorato anche per riconoscerne i diversi profili biologici e capire così quali pazienti avranno una progressione più rapida verso la demenza e la perdita di autonomia, per interventi mirati grazie a diagnosi sempre più accurate e tempestive.

