A Davos focus sull’AI che plasma la medicina di domani

A Davos focus sull’AI che plasma la medicina di domani
Foto: Frontiers

AI, medicina e le sfide per la scienza del futuro scienza del futuro. Esperti a confronto in occasione del Forum di Davos 2026.

Nell’era dell’AI in medicina le aziende farmaceutiche e l’accademia sono ben consapevoli della posta in gioco. Tutto sommato da Davos – nonostante i 72 minuti di discorso del presidente Usa Donald Trump – soffia un vento di ottimismo.

“La maggior parte delle malattie non ha ancora farmaci davvero efficaci. La più grande opportunità che l’AI ci offre è la possibilità di puntare a target ‘undruggable’, sfide che non siamo riusciti a vincere con gli approcci tradizionali”. Parola di Vas Narasimhan, Ceo di Novartis, intervenuto alla Frontiers Science House in una delle sessioni dedicate alla scienza del futuro, organizzate in concomitanza con il World Economic Forum Annual Meeting 2026.

Questione di regole e schemi finalmente decifrabili

I progressi dell’AI e della ricerca biomedica stanno già ampliando le possibilità della medicina e del pharma, ma le possibilità all’orizzonte sono entusiasmanti. Oggi la tecnologia può contribuire in molti modi alla ricerca, anche ‘bersagliando’ target finora considerati ‘non farmacologici’, o mettendo in luce pattern e schemi ‘invisibili’ con gli approcci tradizionali.
“Molte malattie dipendono dalla comprensione della struttura delle proteine. Una delle cose straordinarie dell’AI applicata alla drug discovery è che ci ha permesso di prevedere le strutture di 200 milioni di proteine, qualcosa che prima non era possibile comprendere”, ha ricordato James Manyika, Senior Vice President, Research, Labs, Technology & Society di Google & Alphabet.

D’altronde, come ha sottolineato Andrew McAfee, Principal Research Scientist del Massachusetts Institute of Technology, “la natura è molto più complessa di quanto possiamo capire. Ora abbiamo strumenti di AI generativa che sanno fare un lavoro notevole nel ricostruire le regole, la struttura e ciò che accade ‘sotto il cofano’”.

E la scelta di Davos non è casuale. “Il nostro primo obiettivo nel creare la Frontiers Science House – ha evidenziato Kamila Markram, Ceo e co-fondatrice di Frontiers – è dare agli scienziati un posto al tavolo con decisori politici e leader d’impresa per affrontare le attuali sfide della società. Il nostro secondo obiettivo è mostrare che la scienza può essere accelerata in modo semplice ed economicamente sostenibile, semplicemente rendendola accessibile in modalità aperta”.

Scienza per tutti e verità

Dall’altra parte le insidie per il racconto della scienza appaiono moltiplicate da strumenti in grado di far dire alle persone ciò che si vuole, come abbiamo visto anche in Italia con i falsi video di medici famosi che pubblicizzavano sedicenti cure contro un vasto range di patologie.

Un problema globale, quello delle fake news sulla salute diventate sempre più tech e della disinformazione. Per Henry Markram, co-fondatore di Frontiers, INAIT e dell’Open Brain Institute, “la scienza aperta risolve le sfide della società e genera ritorni concreti. Se condividiamo dati  come stiamo facendo con l’Open Brain Institute, non solo acceleriamo la tecnologia che porta soluzioni a problemi medici e sociali, ma stimoliamo anche gli investimenti in R&S che trasformano imprese ed economie”.


Parla di “diplomazia scientifica” con LaPresse Eleonora Colangelo, referente per gli affari pubblici di Frontiers. Il “dialogo sempre più stretto tra scienza e politiche pubbliche – rileva – è oggi una priorità crescente. Con la Frontiers Science House abbiamo un esempio concreto: portare evidenze e scienziati al centro delle conversazioni di Davos che orientano decisioni geopolitiche, economiche e tecnologiche”. La scienza, insomma, non è più a margine, al centro dell’interesse di una minoranza, “ma parte della governance delle trasformazioni in corso”.

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