Mieloma multiplo, ecco perché smette di rispondere alle cure

Mieloma multiplo, ecco perché smette di rispondere alle cure
Foto: Istituto Regina Elena

I ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena hanno individuato un nuovo meccanismo di difesa del mieloma multiplo.

Dalla ricerca italiana una novità interessante contro il mieloma multiplo, tumore del sangue che conta, secondo le stime, circa 6.000 nuove diagnosi ogni anno solo in Italia. Le terapie hanno fatto progressi allungato la sopravvivenza, ma questo tumore resta una malattia cronica, caratterizzata da ricadute e da una progressiva resistenza alle cure.

Ma perché il mieloma multiplo smette di rispondere alle cure? A rispondere sono stati i ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Ire), che insieme a colleghi di altri centri italiani non solo hanno scoperto un nuovo meccanismo alla base di questa resistenza, ma anche un punto debole del mieloma, su cui far leva per rendere le cure più efficaci.

I risultati della ricerca

Lo studio è frutto di una collaborazione multidisciplinare che ha coinvolto diverse unità di ricerca e cliniche dell’Istituto Regina Elena, dell’Istituto Dermatologico San Gallicano, dell’Università Sapienza di Roma e di altri centri italiani. 

Pubblicato su ‘Blood’, il lavoro mostra che le cellule del mieloma utilizzano la proteina NRF1 come una sorta di centralina di comando, che le aiuta a riorganizzarsi quando vengono colpite dai farmaci e a diventare resistenti alle cure. Il risultato delle analisi di campioni di pazienti ed è stato poi confermato nei modelli sperimentali, dove – e qui arriva la seconda buona notizia – il blocco di questo meccanismo ha portato a una riduzione significativa della massa tumorale e a un aumento della sopravvivenza.

“Uno dei pilastri della terapia – spiega Maurizio Fanciulli, direttore del laboratorio di Espressione Genica e Modelli Oncologici del Regina Elena che insieme a Giacomo Corleone ha coordinato la ricerca – è il bortezomib, un farmaco che blocca il proteasoma, il sistema di ‘smaltimento dei rifiuti’ delle cellule. Il problema è che, col tempo, le cellule tumorali imparano ad aggirare questo blocco. Quando il proteasoma viene inibito, la proteina aiuta le cellule a riorganizzarsi, riuscendo così a sopravvivere anche in presenza del farmaco”.

NRF1 “è una proteina difficile da colpire con i farmaci tradizionali. Ma lo studio ha individuato un punto debole – aggiunge Corleone – una sequenza di Dna che funziona come un interruttore e ne regola l’attività. Agendo su questo interruttore con molecole antisenso, già utilizzate in altri ambiti della medicina, siamo riusciti a rallentare la crescita del tumore e potenziare l’effetto del bortezomib”.

Le prospettive contro il mieloma multiplo

“Campioni di pazienti, analisi genomiche avanzate, esperimenti funzionali, validazione in modelli animali: il valore di questa scoperta – conclude Giovanni Blandino, direttore scientifico facente funzione dell’Ire – non è solo nel bersaglio molecolare identificato, ma nel metodo. È il percorso completo della ricerca traslazionale, che trasforma un’intuizione biologica in una strategia terapeutica concreta”.

Il lavoro infatti apre alla possibilità di colpire bersagli nuovi e di dare forza alle terapie contro il mieloma multiplo.

© Riproduzione Riservata