L’uso crescente dei farmaci anti-obesità, alimentato anche dall’emulazione delle celebrità e dalla diffusione di prodotti illegali online, rischia di trasformare una delle più importanti innovazioni terapeutiche degli ultimi anni in una pericolosa scorciatoia per dimagrire. A lanciare l’allarme è Cristina Tomasi, specialista in Medicina interna, che richiama l’attenzione sui possibili effetti della perdita di massa muscolare e sull’importanza di un percorso medico strutturato.
Farmaci anti-obesità, un arma a doppio taglio
Il tema non è solo quanto peso si perde, ma “che cosa perdiamo, davvero, quando perdiamo peso”. Le evidenze scientifiche, ricorda Tomasi, mostrano che una quota significativa del dimagrimento ottenuto con gli agonisti del recettore Glp-1 deriva dalla massa magra. “Se durante il dimagrimento è stata sacrificata massa muscolare, il peso recuperato è prevalentemente tessuto adiposo”, spiega la specialista.
“È il paradosso che ci attende: persone più leggere, ma con meno forza, un metabolismo meno efficiente e una maggiore fragilità”. Per questo, avverte, “se questi farmaci verranno usati come semplice strumento per perdere peso, senza educazione alimentare, esercizio e monitoraggio della composizione corporea, tra cinque o dieci anni avremo una popolazione più magra ma più fragile e sarcopenica”.
Un mercato in crescita
Gli agonisti del Glp-1 hanno rivoluzionato il trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2, con un mercato che, secondo Morgan Stanley Research, potrebbe arrivare a sfiorare i 200 miliardi di dollari entro il 2035. Parallelamente, però, cresce il mercato illegale. L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha segnalato la diffusione di medicinali non autorizzati venduti attraverso siti fraudolenti e social media, mentre nel Regno Unito nel 2025 sono state sequestrate quasi 20 milioni di dosi di medicinali illegali, comprese oltre 81mila dosi di farmaci GLP-1 negli ultimi tre anni.
L’importanza della massa muscolare
“Il problema non è soltanto il mercato nero”, sottolinea Tomasi. “Il vero rischio è la banalizzazione: questi farmaci non curano l’obesità, aprono una finestra di opportunità durante la quale il paziente deve preservare la massa muscolare e costruire abitudini che mantengano il risultato nel tempo. Se tutto questo manca, recuperare il peso e compromettere il metabolismo non è un’eventualità: è la norma”.
La specialista invita inoltre alla prudenza davanti alla crescente popolarità di queste terapie, favorita anche dai racconti di personaggi famosi e dall’arrivo delle formulazioni orali. “La pillola rischia di far percepire queste molecole come una scorciatoia per dimagrire. Non stiamo parlando di una vitamina: sono farmaci che modificano profondamente la fisiologia dell’organismo e vanno prescritti solo all’interno di un percorso medico strutturato”.
No al fai-da-te
Sul fronte scientifico Tomasi evidenzia come restino ancora molte domande aperte sugli effetti a lungo termine. “Sappiamo benissimo quanto peso fanno perdere, ma sappiamo ancora troppo poco su ciò che accade all’organismo nel lungo periodo. Ecco perché il fai-da-te è un rischio enorme”.
La terapia farmacologica deve sempre essere accompagnata da un adeguato apporto proteico, allenamento di forza e monitoraggio della composizione corporea. “Camminare fa bene, ma non basta a contrastare il catabolismo muscolare: il muscolo si conserva solo se viene nutrito e stimolato”, fa notare Tomasi. E conclude: “Il futuro della cura dell’obesità non può essere soltanto farmacologico: deve essere metabolico. Il farmaco apre una porta, ma sono alimentazione, movimento ed educazione del paziente a mantenerla aperta”.

