“Le aree di incertezza stanno condizionando questi anni. Dobbiamo tenere l’attenzione molto alta, soprattutto se la crisi nello stretto di Hormuz si dovesse protrarre nei prossimi mesi. Oggi possiamo dire che non ci sono nuove carenze imputabili a Hormuz, ma ci sono già gli effetti indiretti, cioè l’aumento dei costi legati all’energia, alla chimica delocalizzata in Cina, all’alluminio, al PVC al vetro: abbiamo tante classi e categorie di farmaci su cui oggi c’è già un incremento dei costi del 30% rispetto al 2022”. Parola del presidente Farmindustria Marcello Cattani, che analizza la situazione con i giornalisti, a margine dell’evento della Società italiana di farmacologia (Sif) dedicato al futuro della farmaceutica.
Per Cattani “dobbiamo ragionare sul lungo periodo per una minore dipendenza da Cina e India e per traguardare l’innovazione, oggi messa sotto scacco da dinamiche come le tariffe piuttosto che la Most Favoured Nation. Insomma, servono riforme e il Governo ne ha già fatte tante legate alla salute. Ma questo è il momento di accelerare”.
Il testo unico e il futuro dei farmaci
In questa fase “è fondamentale rafforzare la capacità di fare sistema, semplificare i processi decisionali e garantire un accesso rapido e uniforme all’innovazione su tutto il territorio nazionale, guardando anche alle politiche messe in campo dall’amministrazione statunitense, come la clausola della Most Favoured Nation. L’industria – assicura – è pronta a fare la propria parte, investendo in ricerca, sviluppo e produzione, ma è necessario un quadro regolatorio stabile, prevedibile e capace di valorizzare il contributo del settore”.
“Confidiamo nel percorso parlamentare del Testo Unico sulla legislazione farmaceutica, perché solo attraverso una collaborazione strutturata tra istituzioni, comunità scientifica e industria possiamo cogliere appieno le opportunità offerte da questa fase di trasformazione e consolidare il ruolo dell’Italia come hub farmaceutico di primo piano a livello internazionale”.
La sfida per l’Europa
Il numero uno di Farmindustria chiama infine in causa, non per la prima volta, l’Europa: “Non ha una visione competitiva. Noi siamo parte dell’Europa, ma possiamo avere una visione diversa, vincente, che tuteli i cittadini, l’industria, la capacità di fare innovazione, quindi la sicurezza“. Del Paese e dei suoi cittadini.

