Integratori anti-invecchiamento tra business e corsa all’elisir ‘miracoloso’

Integratori anti-invecchiamento tra business e corsa all’elisir ‘miracoloso’
Photo by: Soeren Stache/picture-alliance/dpa/AP Images

Quello degli integratori anti-age è un settore in crescita: l’analisi della farmacologa.

Pillole, capsule molli, polveri, gocce e sciroppi per supportare la salute cellulare, il tono della pelle, la bellezza di unghie e capelli e la salute delle articolazioni: il settore degli integratori anti-age “in Italia vale circa 4-5 miliardi di euro l’anno, con i consumatori sempre più attenti alla salute e alla prevenzione”. Parola di Carla Gherardini, coordinatrice del Gruppo di Lavoro sulla Farmacologia del Dolore della Società Italiana di Farmacologia Sif e docente all’Università degli studi di Firenze, che analizza trend e promesse di questi prodotti.

Con una precisazione: gli integratori antiage “non arrestano l’invecchiamento, ma possono ridurre lo stress ossidativo, supportare il metabolismo energetico e aiutare la funzione cognitiva e articolare. Premesso che non esiste un elisir miracoloso, è vero però che diversi nutrienti e composti possono aiutare a contrastare alcuni aspetti dell’invecchiamento biologico grazie a proprietà antiossidanti, antinfiammatorie o di supporto metabolico”. 

Le sostanze più gettonate

Collagene, vitamine, minerali, probiotici, resveratrolo, acido ialuronico sono un sotto-insieme relativamente piccolo rispetto a quello degli integratori alimentari, “attualmente in crescita come la macro-tendenza di consumo per il settore wellness”, segnala l’esperta.

“I più usati come anti-aging sono: vitamina C e vitamina E, coenzima Q10 (CoQ10), polifenoli (es. estratto di tè verde, resveratrolo), astaxantina che proteggono le cellule dall’insulto dei radicali liberi. Vi sono poi i prodotti che forniscono alla cellula supporto metabolico, implicati nel metabolismo energetico e salute mitocondriale e che favoriscono i processi di riparazione e la funzionalità cellulare come: acido alfa-lipoico, nicotinamide, acetil-L-carnitina B6, B12, Folato (che supportano la produzione di energia e la funzione mitocondriale) e Omega-3 (EPA/DHA) con benefici per pelle, cuore e infiammazione”.

Tra i fitocomposti e gli estratti vegetali “dotati di proprietà antiossidanti, ma anche capaci di modulare i processi infiammatori, troviamo: resveratrolo, curcumina e polifenoli del tè verde. Mentre quelli destinati a migliorare i processi cognitivi sono Fosfatidilserina e Ginkgo Biloba. Collagene, acido ialuronico, zinco e silicio sono utili per pelle e tessuti connettivi”.

Le prospettive per il settore degli integratori

“Ci sono forti indicazioni che il fatturato di questo settore possa raddoppiare nel giro di dieci anni a causa dell’invecchiamento della popolazione e della propensione ad una maggiore spesa per wellness, ma anche per la possibilità di acquisto mediante canali digitali, che accelerano la diffusione dei prodotti”, continua Gherardini. Se il collagene domina all’interno dei supplementi anti-aging, seguono in ordine decrescente vitamine e antiossidanti (specie in formulazioni dedicate alla pelle). 

La differenza tra farmaci e integratori 

Ma questi prodotti sono davvero utili dal punto di vista farmacologico? “Gli integratori alimentari non sono farmaci e, pertanto, non hanno lo stesso livello di evidenza clinica ed efficacia terapeutica. La differenza rispetto al farmaco è sostanziale – puntualizza l’esperta – in quanto questo contiene principi attivi con effetto terapeutico dimostrato, dosaggi precisi, è stato sottoposto a studi clinici controllati e ha indicazioni specifiche, mentre l’integratore contiene nutrienti o sostanze fisiologiche con lo scopo di integrare, non curare. Gli integratori non devono dimostrare efficacia clinica come i farmaci, ma solo sicurezza e correttezza di composizione”.

Dunque “gli integratori sono utili e la loro efficacia è supportata da dati scientifici solo in presenza di carenze o aumentato fabbisogno. La loro utilità, quindi, dipende molto dal contesto. Se esiste una carenza documentata l’integrazione può essere realmente efficace e clinicamente  utile, diverso è il discorso per gli integratori assunti ‘per prevenzione generale’ in persone sane e con un’alimentazione equilibrata. In queste situazioni, i benefici sono spesso modesti o difficili da dimostrare in modo significativo”, afferma la farmacologa. 

Integratori anti-invecchiamento tra business e corsa all’elisir ‘miracoloso’
Carla Gherardini, coordinatrice del Gruppo di Lavoro sulla Farmacologia del Dolore della Società Italiana di Farmacologia Sif

Primum non nocere: i rischi legati al fai da te

“Ci possono essere rischi nell’utilizzo degli integratori anti-aging, soprattutto quando vengono assunti senza una reale necessità o senza supervisione medica. Molto spesso quelli di origine vegetale vengono considerati sicuri perché naturali, ma in realtà molte di queste sostanze hanno effetti biologici attivi e possono comportare effetti indesiderati”, ammonisce l’esperta.

Uno dei principali rischi riguarda “il sovradosaggio, in particolare nel caso di vitamine liposolubili come A, D, E e K, che si accumulano nell’organismo. Un eccesso di vitamina A, ad esempio, può causare tossicità epatica; dosi elevate di vitamina E possono aumentare il rischio di sanguinamento; troppa vitamina D può portare a ipercalcemia. Un altro aspetto importante – continua l’esperta Sif – è rappresentato dalle interazioni con farmaci. Alcuni integratori anti-aging contengono estratti vegetali come ginkgo biloba, resveratrolo o curcumina, che possono interferire con anticoagulanti, antiaggreganti, farmaci per la pressione o terapie ormonali. Anche sostanze apparentemente innocue come gli Omega-3, se assunte ad alte dosi, possono aumentare il rischio emorragico in soggetti predisposti”.

Ci sono poi i “possibili effetti collaterali gastrointestinali, molto comuni con collagene, magnesio, acido alfa-lipoico o dosi elevate di vitamina C (gonfiore, diarrea, nausea)”. E ancora: “Affidarsi agli integratori pensando di contrastare l’invecchiamento può distogliere dall’adozione di strategie realmente efficaci e scientificamente solide, come un’alimentazione equilibrata, un’attività fisica regolare, Sun onno adeguato e il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare”.

Infine, non va dimenticato che il settore degli integratori è meno regolamentato rispetto a quello dei farmaci: “La qualità, la purezza e il dosaggio effettivo possono variare tra prodotti”, ricorda Gherardini.

Il caso delle epatiti da curcuma

Qualche tempo fa erano emerse delle epatiti acute legate a integratori a base di curcuma. “Anche in Italia sono stati segnalati casi di epatite acuta in persone che assumevano integratori a base di curcuma/curcumina tali da rendere necessario il ricovero, anche se poi la maggior parte dei pazienti è guarita dopo la sospensione dell’integratore”.

Ma come mai? “Si è pensato a dosi molto elevate, unitamente all’uso di formulazioni ad alta biodisponibilità, spesso con piperina (pepe nero), che aumenta l’assorbimento e quindi anche l’impatto sul fegato. Inoltre vanno sempre considerate le reazioni idiosincratiche che si verificano in modo inspiegabile in persone predisposte, in cui il fegato può reagire in modo imprevedibile ed abnorme. Nelle formulazioni che hanno scatenato questo tipo di tossicità – aggiunge la specialista – non può essere esclusa neppure la presenza contaminanti: infatti è stato disposto il ritiro dal commercio di precisi lotti”.

Qual è il messaggio ai cittadini? “Il primo e il più importante è quello di assumere integratori antiage sotto controllo medico: questo professionista può valutare in primis il reale bisogno, conosce eventuali patologie concomitanti e soprattutto i farmaci che il paziente assume in modo da escludere interazioni”, risponde Gherardini invitando a diffidare da promesse eccessive: “Nessun integratore può invertire l’età biologica. L’invecchiamento sano si costruisce ogni giorno con una sana alimentazione, un’attività fisica regolare, un sonno adeguato, non fumando, né bevendo alcolici”.

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