Quando i farmaci diventano di moda non è mai cosa buona. Prendiamo i nuovi anti-obesità. Come ha ricordato oggi a Roma Pasquale Perrone Filardi, direttore dell’Unità operativa complessa di Cardiologia dell’Aou Federico II di Napoli e past president della Società italiana di cardiologia, questi medicinali non solo aiutano le persone obese a perdere peso, ma hanno un impatto importante dal punto di vista cardiovascolare.
Eppure “semaglutide non è ancora rimborsabile con questa indicazione”. Al contempo si è diffuso negli anni un utilizzo off-label per perdere solo qualche chilo, accompagnato dalla segnalazione di diversi effetti avversi. Un impiego che non solo non poggia sulle evidenze scientifiche, ma finisce per impattare sul rapporto rischi-benefici.
Il messaggio del cardiologo
“Il messaggio deve essere chiaro – dice a LaSalute di LaPresse Perrone Filardi, a margine dell’incontro dedicato a obesità e salute cardiovascolare – Quando si parla di obesità si pensa sempre per prima cosa al dimagrimento, ma l’obiettivo del trattamento del paziente obeso deve essere quello di ridurre i rischi per la salute, in particolare quelli di infarto e ictus. Dobbiamo far capire che il trattamento dell’obesità non si limita a perdere chili, ma a migliorare la salute cardiovascolare”.
Il cardiologo cita i dati dello studio clinico Select pubblicato su ‘Nejm’, il primo dedicato alla riduzione di eventi cardiovascolari maggiori in pazienti con obesità.
“Ha dimostrato come semaglutide riduca il rischio di questi eventi cardiovascolari del 20%. Per questo motivo noi, inteso come società scientifiche e clinici, siamo convinti che i dati e le evidenze ci dicano che questo farmaco deve essere preso in condisderazione per la rimborsabilità”.
Discorso molto diverso per l’utilizzo ‘cosmetico’. Tutti i farmaci presentano dei rischi, che diventano inutili quando i medicinali vengono presi a caso, su consiglio di amici o dei social. Certo, qualcuno li prescriverà. E forse proprio questo è il vero problema.

