L’obesità pesa sul cuore, tutti i costi e i risparmi possibili in Italia

L’obesità pesa sul cuore, tutti i costi e  i risparmi possibili in Italia

Le malattie cardiovascolari assorbono circa l’85% dei costi diretti legati all’obesità. Lo studio del Ceis.

Una patologia complessa, che pesa su molti aspetti della salute, a partire da quella del cuore. “Curare l’obesità significa diminuire il rischio cardiovascolare e, dunque, quello di ictus e infarto”. A sottolinearlo è Pasquale Perrone Filardi, direttore dell’Unità operativa complessa di Cardiologia dell’Aou Federico II di Napoli e past president della Società italiana di cardiologia, nel corso di un incontro a Roma dedicato a fare il punto sull’impatto dell’obesità per la salute del cuore e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

Ma di che cifre parliamo? Stando a un’analisi realizzata dal Ceis dell’Università di Roma “Tor Vergata”, sono oltre 1,4 milioni in Italia i pazienti ricoverati in 5 anni per eventi cardiovascolari maggiori, con una spesa media di 2 miliardi di euro l’anno. Eventi strettamente correlati all’obesità, come ha affermato Perrone Filardi.

Eppure, sempre stando alla ricerca illustrata dal ricercatore del Ceis Paolo Sciattella, l’impiego di trattamenti farmacologici in grado di ridurre queste patologie nelle persone con obesità, combinato con interventi sullo stile di vita, potrebbe “generare un risparmio stimato di 550 milioni di euro in due anni”. L’analisi, realizzata con il contributo non condizionante di Novo Nordisk SpA Italy, mette nero su bianco tutto il peso epidemiologico ed economico delle cardiopatie nelle persone con obesità. 

Gli eventi cardiovascolari e i ricoveri in 5 anni

Come dicevamo tra il 2015 e il 2019 ben 1,4 milioni di pazienti sono stati ricoverati per eventi cardiovascolari maggiori in Italia, con una spesa media annua di 2 miliardi di euro a carico del Ssn e un costo medio per ricovero a paziente pari a 6.837 euro. Il costo totale dell’obesità in Italia è stimato invece in circa 13,34 miliardi di euro l’anno.

Alle spese per i ricoveri vanno sommate anche quelle per i farmaci destinati a complicanze correlate all’obesità, visite specialistiche, esami diagnostici e visite di controllo. Insomma, a conti fatti le malattie cardiovascolari assorbono circa l’85% dei costi diretti legati all’obesità, ovvero 6,6 miliardi di euro l’anno.

Quello legato a questa patologia “è un burden economico importante, con costi sanitari e sociali. I Livelli essenziali di assistenza verranno aggiornati annualmente e ne terranno conto – ha puntualizzato il Direttore della Programmazione del ministero della Salute Francesco Saverio Mennini – Un aggiornamento che deve essere preceduto da un’attenta analisi delle evidenze. Lo studio del Ceis è molto interessante e sarà valutato dalla Commissione Lea”, ha aggiunto Mennini. 

L’obesità pesa sul cuore, tutti i costi e  i risparmi possibili in Italia
Un momento dell’incontro: a sinistra Marzio Bartoloni a destra Francesco Saverio Mennini

Pella e l’ultimo miglio

Massima attenzione anche da parte di Roberto Pella, deputato, presidente dell’Intergruppo Parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili e ‘padre’ della legge sull’obesità. “Abbiamo fatto gioco di squadra per vincere il campionato e ora, dopo la prima legge al mondo per la cura e la prevenzione dell’obesità, grazie a Giorgetti e Schillaci l’obesità è stata inserita nel Piano cronicità”, ha detto.

A questo punto, ha aggiunto Pella, manca “l’ultimo miglio, il più entusiasmante ma anche il più difficile: l’inserimento nei Lea, per assicurare ai pazienti parità di trattamento. Ma sono certo che, nel corso di quest’anno, con lo svincolo dal Patto di stabilità, nella prossima Manovra Governo e opposizione si uniranno per trovare le risorse per l’obesità”, ha aggiunto.

Proteggere il cuore dei pazienti con obesità, costo o risparmio?

Alla luce dei dati illustrati oggi “sono ancor più interessanti i risultati dello studio clinico Select pubblicato su ‘Nejm’, il primo dedicato alla riduzione di eventi cardiovascolari maggiori in pazienti con obesità. Un unicum, che ha dimostrato come semaglutide riduca il rischio di questi eventi cardiovascolari del 20%. Un risultato senza precedenti”, ha sottolineato poi Perrone Filardi, ricordando a LaPresse che il farmaco è utilizzabile “ma non ancora rimborsabile nel nostro Paese con questa indicazione”.

C’è da considerare la questione dei costi della terapia, da bilanciare però con quelli della patologia. “Il nostro studio – ha chiarito Sciattella –  dimostra che gli eventi cardiovascolari maggiori generano una spesa di 2 miliardi annui per il Ssn, oltretutto con tassi di riospedalizzazione che superano il 50% a tre anni nei pazienti con obesità. L’impiego di terapie efficaci nella prevenzione secondaria cardiovascolare potrebbe generare risparmi fino a 550 milioni di euro in due anni”. 

“L’obesità è una vera emergenza sanitaria con impatti clinici, sociali ed economici rilevanti ed è associata a numerose complicanze, tra cui le malattie cardiovascolari rientrano tra le più gravi”, ha chiarito Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). “Occorre dotarsi di strumenti adeguati alla complessità della patologia, per garantire ai pazienti la stessa dignità clinica e assistenziale riconosciuta ad altre malattie croniche”, ha concluso.

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