I cosmetici non sono giocattoli. Eppure basta entrare in una grande profumeria per vedere bambine con meno di 10 anni armate di lista e cestino accaparrarsi creme, sieri e maschere, inseguite da mamme in affanno. È la skincare-mania, una moda alimentata dai social che ‘contagia’ sempre più bambine. Sul web, poi, vediamo piccole ‘esperte’ affrontare complesse routine con prodotti anche costosi, pensati per la pelle matura. Ma davvero ‘giocare’ alla skincare fa male alla pelle?
Il rischio è concreto: dopo cosmetologi e specialisti, a entrare in campo sono i medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici). “Principi attivi come acidi esfolianti e retinolo potrebbero irritare la pelle ed esporla a un aumento della sensibilità al sole e a dermatiti da contatto, irritative o allergiche senza offrire peraltro alcun reale beneficio per bambine e ragazze di questa età”, avvertono.
Sui social routine skincare di 6 prodotti
Il fenomeno è diffuso. Un’analisi di 100 video pubblicati su una piattaforma social da ragazze di 7-18 anni ha rilevato che le routine comprendevano in media 6 prodotti, con un costo medio di 168 dollari, e solo il 26% dei video con una routine diurna includeva una protezione solare.
Nei 25 video più visti sono stati contati in media 11 (fino a un massimo di 21) principi attivi potenzialmente irritanti; separatamente, gli stessi ricercatori hanno individuato 20 ingredienti diversi, tra quelli non attivi, noti per il rischio di provocare dermatiti allergiche da contatto nei bambini, presenti nell’insieme dei prodotti osservati, dicono i dottori anti-bufale.
Questione di pelle e principi attivi
Ma davvero la pelle dei piccoli è così sensibile? Uno studio ha misurato diversi parametri della barriera cutanea (la capacità della pelle di trattenere acqua e proteggersi dall’esterno) in bambini tra 0 e 10 anni, confrontandoli con gli adulti. I valori si avvicinano a quelli adulti già intorno ai 6 anni. Resta invece diversa, anche nei bambini più grandi, la composizione dei microrganismi che vivono naturalmente sulla pelle.
Il problema nasce con il fatto che i cosmetici per la pelle matura “sono formulati per contrastare problemi che un bambino semplicemente non ha, come le rughe o la perdita di tono, e contengono principi attivi a concentrazioni pensate per quel tipo di pelle”, chiariscono i dottori anti-bufale.
Tutti i rischi della skincare ‘da grandi’
Di che pericoli parliamo? Acidi esfolianti, retinoidi e vitamina C ad alte concentrazioni, non essendo stati adeguatamente testati sui bambini, possono causare arrossamento e desquamazione. Per i retinoidi è descritto anche un aumento della sensibilità al sole e, nei casi più gravi, una dermatite irritativa da contatto.
Le autorità regolatorie statunitensi raccomandano esplicitamente di non usare prodotti a base di acidi esfolianti di tipo BHA (beta idrossiacidi) su lattanti e bambini; per gli acidi di tipo AHA (alfa idrossiacidi), invece, la stessa autorità richiede solo un’etichetta di allerta sul rischio di scottature, valida per tutte le età.
E ancora, “uno studio su adulti ha mostrato che quattro settimane di applicazione di un acido esfoliante hanno aumentato del 18% la sensibilità della pelle all’arrossamento da raggi ultravioletti. Non esistono dati equivalenti condotti specificamente su bambini”, avvertono i dottori anti-bufale.
Un problema crescente. Nel marzo 2026 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha aperto in Italia due istruttorie nei confronti di alcune aziende del settore della cosmesi, contestando la possibile omissione o scorrettezza di informazioni su avvertenze e precauzioni d’uso di prodotti non destinati né testati su minori, oltre al coinvolgimento di giovanissime micro-influencer in strategie di marketing rivolte a bambine e adolescenti.
La cosmeticoressia
Non solo. Un editoriale scientifico ha recentemente proposto il termine ‘cosmeticoressia’ per descrivere l’ossessione per una pelle perfetta, “che potrebbe favorire un uso eccessivo o inadeguato all’età di prodotti cosmetici. Si tratta di un’ipotesi descrittiva proposta dagli stessi autori, non di una diagnosi riconosciuta né dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali né dalla Classificazione internazionale delle malattie”, avvertono i dottori anti-bufale. Ma la parola sembra descrivere un trend innegabile, col quale fare i conti.

