Non basta ‘fare il laser’, alla scoperta dei benefici (e dei rischi) per la pelle

Non basta ‘fare il laser’, alla scoperta dei benefici (e dei rischi) per la pelle
Photo by: Carsten Koall/picture-alliance/dpa/AP Images

Dalle indicazioni ai rischi: la specialista Sidemast e il focus sul laser medicale.

Per i pentiti dei tatuaggi ma anche chi presenta macchie, inestetismi o cicatrici, il laser può rivelarsi davvero un ‘amico della pelle’. Ma attenzione: non tutte le luci e i laser medicali sono uguali. E, soprattutto, non tutti i trattamenti sono adatti a ogni pelle, anzi. “La diagnosi è sempre il primo passo perché lesioni cutanee che possono apparire come semplici ‘macchie’ o piccole ‘escrescenze’ possono avere origini molto diverse tra loro e non tutte sono trattabili con luci e laser medicali”, puntualizza Stefania Guida, professoressa associata di Dermatologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e membro del Direttivo Sidemast, la Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse.

Si tratta di strumenti sempre più potenti e non privi di rischi: “È fondamentale rivolgersi sempre a personale che possieda una formazione specifica” e sia “in grado di selezionare la tecnologia più appropriata e gestire eventuali complicanze. Parlare genericamente di ‘fare il laser’ è fuorviante: esistono tecnologie diverse, con indicazioni differenti”.

Non basta ‘fare il laser’, alla scoperta dei benefici (e dei rischi) per la pelle
Stefania Guida

Il rischio di un effetto boomerang

Con il laser oggi si possono trattare cicatrici atrofiche, ipertrofiche e cheloidee, discromie, neoformazioni cutanee benigne come verruche e condilomi, ma anche lesioni vascolari, macchie, acne, rosacea, idrosadenite suppurativa. “Per ottenere un risultato ottimale è indispensabile una valutazione medica accurata. Un trattamento improprio può causare effetti indesiderati, dalle iperpigmentazioni post-infiammatorie fino a vere e proprie cicatrici o ricomparsa della lesione trattata per improprio inquadramento diagnostico prima del trattamento”, avverte la specialista.

Un corretto inquadramento diagnostico rappresenta il punto di partenza per definire un percorso terapeutico sicuro, appropriato e personalizzato per ogni paziente.

I passaggi chiave 

La diagnosi prima del trattamento”, è dunque fondamentale. Ma occorre anche “comprendere le aspettative del paziente, una scelta appropriata della tecnologia, una parametrizzazione personalizzata, una gestione delle terapie pre e post-trattamento e un follow-up degli esiti. Luci e laser medicali rappresentano oggi una risorsa straordinaria per migliorare l’aspetto della pelle, la funzionalità e il benessere dei pazienti, a condizione – scandisce la specialista – che siano utilizzati sotto la guida di un medico con formazione specifica, per massimizzare i risultati e ridurre al minimo i rischi”.

Se luci e laser medicali sono usati correttamente, le complicanze “sono rare e gestibili. Il vero fattore di rischio non è la tecnologia, ma l’utilizzo da parte di personale non adeguatamente formato”, conclude Guida ricordando che IDeMaST si impegna a promuovere la formazione specifica. Poi sta anche ai pazienti non farsi attrarre da offerte a prezzi stracciati e magari chiedere al professionista che percorso ha seguito.

Tecnologia per monitorare i risultati 

La buona notizia è che oggi esistono strumenti sempre più avanzati per documentare e monitorare i risultati dei trattamenti laser nel tempo. Il medico può avvalersi di fotografia digitale standardizzata, imaging tridimensionale (3D), analisi multispettrale della pelle e altre metodiche di imaging cutaneo che permettono di valutare in modo oggettivo cambiamenti della pigmentazione, della vascolarizzazione e della texture cutanea. Obiettivo: consentire un approccio sempre più personalizzato.

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