Come una ‘nevicata’ che segna il collo di giacche, felpe e maglioni: la forfora è un problema molto diffuso a tutte le età. Ma quali sono le cause e come liberare capelli e cute? “Le manifestazioni cutanee caratterizzate da desquamazione interessano persone di ogni età, dai neonati fino agli anziani. Per distinguere tra la semplice forfora e una condizione più complessa come la dermatite seborroica è essenziale comprendere che queste due problematiche condividono molti meccanismi di base”, spiega a LaSalute di LaPresse la farmacista cosmetologa Myriam Mazza.
Le ‘spie’ per distinguere la forfora dalla dermatite seborroica
La forfora “è considerata una manifestazione più lieve e circoscritta al cuoio capelluto, riconoscibile per la presenza di scaglie sottili bianco-grigiastre e per l’assenza di segni evidenti di infiammazione. La dermatite seborroica invece rappresenta una condizione infiammatoria cronica più severa. Il segnale distintivo è proprio la presenza di infiammazione e arrossamento (eritema) della cute. Le squame, in questo caso, tendono a essere più spesse, ampie e assumono un aspetto unto e giallastro”, dice la cosmetologa.
Oltre al cuoio capelluto, dermatite seborroica coinvolge anche altre aree del corpo ricche di ghiandole sebacee. “Tra le più colpite, i solchi del viso (naso-labiali), le sopracciglia, la zona dietro le orecchie e la parte superiore del petto o della schiena”, ricorda Mazza.
Tutta colpa dei lieviti?
Anche l’andamento temporale può darci alcuni indizi: “La dermatite seborroica è caratterizzata da tre picchi di incidenza, uno nei neonati entro i tre mesi di vita, l’altro durante la pubertà e l’ultimo negli adulti tra i 40 e i 60 anni”, chiarisce la farmacista. “Le cause alla base della desquamazione cutanea sono molteplici, ma possiamo individuare tre attori principali: la secrezione sebacea, la presenza di specifici microrganismi cutanei e la risposta immunitaria dell’individuo”.
Tutto parte dall’attività delle ghiandole sebacee, che forniscono l’ambiente nutritivo necessario per la “proliferazione dei lieviti del genere Malassezia, organismi che vivono normalmente sulla pelle ma che crescono eccessivamente in chi soffre di questi disturbi. Nei soggetti predisposti, gli acidi grassi prodotti da questi lieviti penetrano nello strato più esterno della pelle causando infiammazione. Questo processo danneggia la barriera cutanea, rendendo la pelle più suscettibile a ulteriori irritazioni. Si crea così un circolo vizioso”, chiarisce l’esperta.
“Alcuni fattori possono scatenare o aggravare la situazione, tra cui stress, alimentazione sbilanciata, ma anche il clima freddo-secco e alcune condizioni mediche”, aggiunge.
Come si combatte la desquamazione
Che si manifesti come semplice forfora o dermatite seborroica, la desquamazione “richiede un approccio personalizzato che tenga conto dei sintomi ma anche dell’età, poiché la pelle cambia profondamente nel tempo”, avverte l’esperta.
“Nei neonati – puntualizza – la dermatite seborroica compare spesso nei primi tre mesi di vita sotto forma di ‘crosta lattea’ sul cuoio capelluto o arrossamenti nelle pieghe del corpo, tendendo a risolversi da sola nel giro di poche settimane o mesi. In questi casi la parola d’ordine è delicatezza: è consigliabile utilizzare shampoo e prodotti emollienti specifici per questa età che aiutano ad ammorbidire e rimuovere le scaglie senza aggredire la cute sottile e delicata del piccolo”.
Nell’età adulta invece, continua Mazza, la prima linea di trattamento è rappresentata dagli antifungini e antimicrobici topici. “Molecole come ketoconazolo, ciclopiroxolamina e piroctone olamina sono in grado di contrastare efficacemente il lievito Malassezia. Altri attivi preziosi sono il disolfuro di selenio, che agisce riducendo la proliferazione delle cellule, e l’acido salicilico, un cheratolitico che favorisce la rimozione delle squame”.
L’approccio green
Non solo chimica: l’impiego di principi attivi di origine naturale “sta suscitando un interesse sempre maggiore, sia per la possibilità di offrire alternative con un profilo di sicurezza più favorevole, sia per rispondere alla sfida rappresentata dalla resistenza agli antifungini convenzionali. Ma il termine naturale non equivale sempre a privo di rischi: l’utilizzo deve essere sempre guidato e valutato da un professionista”, sottolinea Mazza.
Tra le sostanze vegetali più studiate “spiccano gli oli essenziali di tea tree, cedro e rosmarino, noti per le loro proprietà antimicrobiche e antifungine. Un approccio innovativo e molto promettente riguarda l’uso dei probiotici e prebiotici che lavorano per ripristinare l’equilibrio del microbioma cutaneo”.
Gli errori da evitare
Per arrivare a dire addio alla forfora occorre evitare tre trappole: “I lavaggi devono essere frequenti per rimuovere l’accumulo di sebo, squame e lieviti, ma occorre anche scegliere prodotti delicati, evitando formulazioni troppo aggressive che possano irritare ulteriormente la pelle e il cuoio capelluto”, raccomanda la specialista.
Il secondo errore, piuttosto diffuso, è “la mancanza di costanza: molti pazienti interrompono il trattamento non appena scompare la desquamazione. Ma senza una terapia di mantenimento le recidive sono estremamente frequenti”.
Infine “non meno importante è il ripristino dell’integrità della barriera cutanea. L’uso di emollienti e idratanti che contengono ceramidi o acidi grassi è essenziale per riparare la cute, interrompendo il circolo vizioso di infiammazione e desquamazione”, conclude Mazza.

