Basta affacciarsi in farmacia o profumeria per toccare con mano il moltiplicarsi di prodotti a base di collagene. Un successo che non stupisce, in un Paese che invecchia. E la conferma arriva dai numeri: quello del collagene è un settore in forte crescita in Italia e Europa, trainato da cosmetici anti-aging e integratori.
Stando all’ultimo report di Mordor Intelligence quello del Vecchio continente è un mercato da 4,2 mld di dollari, che nel 2031 dovrebbe balzare a quota 7,3 mld di dollari.
Ma perché la nostra pelle dopo gli ‘anta’ ha bisogno di questa sostanza? “Il collagene è la proteina strutturale più abbondante dell’organismo – dice a LaSalute di LaPresse la farmacista cosmetologa Myriam Mazza – e rappresenta il principale elemento di sostegno della pelle, contribuendo a mantenerne densità, forza ed elasticità. Con l’avanzare dell’età la sua produzione endogena si riduce in media dell’1-1,5% all’anno, e nelle donne questo declino tende ad accelerare con la menopausa, in relazione alla diminuzione degli estrogeni”.
I nemici del collagene
A questi cambiamenti interni “si sommano fattori come l’esposizione ai raggi Uv responsabili del fotoinvecchiamento, ma anche il fumo, l’inquinamento e la glicazione dovuta a un eccesso di zuccheri nella dieta. Tutti questi fattori agiscono in modo sinergico portando ad un progressivo impoverimento della struttura cutanea”, puntualizza la specialista.
Risultato, “perdita di compattezza dei tessuti, comparsa di rughe più o meno profonde e rilassamento cutaneo. Alla riduzione quantitativa della produzione di collagene, si affianca anche un calo qualitativo: le fibre perdono spessore ed elasticità diventando meno resistenti. Questo calo è dovuto sia alla riduzione del numero di fibroblasti, sia a una minore efficacia degli enzimi responsabili della sua corretta maturazione”.
Non solo pelle
Attenzione: la perdita di collagene influisce anche sulla salute degli annessi cutanei, “portando a capelli più sottili che cadono con maggiore facilità e a unghie fragili che tendono a spezzarsi”, avverte Mazza.
Considerata la mole di prodotti disponibili, come orientarci? “La scelta tra collagene topico e integratori dipende dal tipo di azione che si intende ottenere, perché agiscono su livelli diversi e spesso sono complementari. Il principale limite dei prodotti topici a base di collagene – ammonisce la cosmetologia – risiede nella natura stessa della molecola: il collagene nativo è una proteina molto grande, che non riesce ad attraversare la barriera cutanea e a raggiungere i fibroblasti nel derma. Per questo il collagene applicato sulla pelle non stimola direttamente la produzione endogena, ma agisce soprattutto in superficie: migliora l’idratazione e rinforza la funzione barriera, donando maggiore morbidezza e luminosità alla pelle”.
I peptidi di collagene idrolizzato
Gli integratori, invece, agiscono dall’interno. “I peptidi di collagene idrolizzato vengono assorbiti a livello intestinale e possono raggiungere il derma, dove forniscono aminoacidi utili alla sintesi di nuove fibre e stimolano i fibroblasti a produrre collagene, elastina e acido ialuronico”.
Come scegliere la crema giusta
Cosa guardare, allora, al momento di scegliere una crema? Per la specialista è bene non limitarsi alla presenza di questa sostanza sulla confezione, “ma verificare la tecnologia formulativa. Poiché la proteina intera non penetra a causa delle dimensioni molecolari piuttosto grandi, è preferibile cercare prodotti che contengano collagene idrolizzato o peptidi di collagene, che hanno maggiori probabilità di interagire con gli strati della pelle”.
È utile inoltre ricercare nella formulazione “alcuni attivi che, agendo sinergicamente, potenziano l’azione del collagene, come la vitamina C, il retinolo e l’acido ialuronico. Per quanto riguarda la fonte, sia per l’uso cosmetico che per l’integrazione, il collagene marino è spesso preferito perché ha un peso molecolare più basso, una migliore biodisponibilità e un profilo di sicurezza generalmente superiore rispetto a quello bovino o suino”.
Tra cosmetica e business
Quanto c’è di vero nei messaggi sui benefici degli integratori? “In questo caso l’entusiasmo del mercato globale si scontra con la cautela della comunità scientifica. Esistono in effetti alcuni studi che mostrano un miglioramento dell’idratazione e della elasticità cutanea dopo alcune settimane di assunzione. Tuttavia, quando si considerano solo studi indipendenti e di alta qualità, gli effetti risultano spesso meno evidenti. A questo si aggiunge la posizione dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa), che ad oggi non ha approvato alcuna indicazione sulla salute per il collagene, ritenendo le evidenze scientifiche fin ora disponibili insufficienti”, avverte Mazza.
Allora come orientarsi ed evitare eventuali effetti avversi? “Suggerisco un approccio realistico e critico: gli effetti riportati in letteratura esistono, ma sono generalmente più contenuti di quanto suggerisca il marketing. Quando si decide di assumere un integratore, è preferibile orientarsi verso il collagene marino idrolizzato, che mostra una buona biodisponibilità e un migliore profilo di sicurezza rispetto ad alcune fonti bovine”, risponde.
” Consiglio inoltre di utilizzare formulazioni in polvere o liquide rispetto a capsule o compresse, perché consentono di raggiungere dosaggi più adeguati”, puntualizza l’esperta.
Questione sicurezza
Sul fronte della sicurezza, “sebbene il collagene sia generalmente molto ben tollerato, può presentare dei rischi. Chi soffre di allergie a pesci o crostacei deve prestare cautela con le fonti marine, mentre circa il 3% della popolazione può risultare allergico al collagene bovino. Infine, è bene ricordare che l’integratore va considerato come un supporto e non come una soluzione miracolosa. Gli eventuali benefici non sono immediati: se compaiono, tendono a manifestarsi solo dopo un’assunzione costante di alcune settimane”, conclude Myriam Mazza.

