L’esercizio fisico entra sempre più nei percorsi di prevenzione e cura delle patologie che colpiscono il cervello e la salute mentale. Dalla depressione alla malattia di Parkinson, passando per ictus, sclerosi multipla e demenza, le evidenze scientifiche indicano benefici che vanno dalla riduzione dei sintomi al miglioramento delle capacità motorie e funzionali. Tradurre questi risultati in programmi personalizzati, calibrati sulle condizioni e sulle capacità di ciascuno, è l’obiettivo di ‘Exercise is Medicine’, la guida rapida alla prescrizione dell’esercizio fisico per la salute mentale e del cervello, presentata a Palazzo Marino a Milano nell’ambito di Milano4MentalHealth.
Il volume è il terzo della collana promossa da Wellness Foundation, organizzazione non profit fondata nel 2003 da Nerio Alessandri, fondatore di Technogym. Per la prima volta la pubblicazione dedica un intero volume alla salute mentale e del cervello, traducendo le evidenze scientifiche in indicazioni pratiche per medici e professionisti sanitari.
“Questa terza edizione di ‘Exercise is Medicine’ sposta l’attenzione sul cervello e sulla salute mentale, una frontiera sempre più urgente”, dichiara Alessandri, fondatore e presidente di Wellness Foundation. “Le evidenze ci dicono che l’esercizio fisico è lo strumento più potente, democratico e accessibile che abbiamo, e oggi la tecnologia ci permette di prescriverlo in modo preciso e personalizzato”. Per Alessandri, tuttavia, è necessario “un impegno condiviso”: dai professionisti sanitari, chiamati a prescrivere l’esercizio “con la stessa convinzione di un farmaco”, alle istituzioni, fino ai singoli cittadini.
Depressione e demenza, le evidenze
Per la depressione la guida richiama una revisione sistematica con metanalisi pubblicata sul British Medical Journal nel 2024, che ha rilevato una riduzione dei sintomi con diverse modalità di esercizio, tra cui camminata o corsa, yoga e allenamento della forza. La solidità delle evidenze varia però a seconda dell’attività considerata e dei limiti metodologici degli studi: l’esercizio va quindi inserito nel percorso terapeutico sulla base della valutazione clinica e delle esigenze della persona.
Un altro fronte è quello della demenza. I casi nel mondo, stimati in circa 57 milioni nel 2019, potrebbero raggiungere quota 153 milioni entro il 2050, secondo le proiezioni del Global Burden of Disease Study. Un’analisi del Framingham Heart Study pubblicata nel 2025 su JAMA Network Open ha osservato che, rispetto ai partecipanti meno attivi, quelli con i livelli più elevati di attività fisica presentavano un rischio di demenza inferiore del 41% nella mezza età e del 45% in età avanzata. Si tratta di dati osservazionali, che non dimostrano un rapporto causale, ma rafforzano l’interesse per il ruolo del movimento nella prevenzione.
La Commissione Lancet sulla demenza del 2024 individua 14 fattori di rischio potenzialmente modificabili, tra cui l’inattività fisica: intervenire sull’insieme di questi fattori potrebbe prevenire o ritardare circa il 45% dei casi. Una stima che riguarda il loro contributo complessivo, non il solo esercizio fisico.
La prescrizione dell’esercizio fisico
La guida affronta la prevenzione primaria, il trattamento di patologie neurologiche – tra cui ictus, Parkinson, sclerosi multipla, demenza, disturbo cognitivo lieve, epilessia ed emicrania – e la gestione di condizioni mentali come depressione, ansia, Adhd e disturbi bipolari e psicotici.
Dopo un ictus l’esercizio può contribuire al recupero del cammino e della capacità cardiorespiratoria; nel Parkinson, programmi specifici possono lavorare su mobilità ed equilibrio; nella sclerosi multipla, l’attività strutturata può migliorare la funzione fisica e ridurre la fatica. In ogni caso, tipo di esercizio, frequenza, durata, intensità e progressione devono essere adattati alla condizione clinica, tenendo conto delle eventuali precauzioni e della necessità di supervisione.
Contrastare la sedentarietà
Il punto di partenza resta contrastare la sedentarietà. In linea con le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, la guida ricorda che “ogni movimento conta”: anche quantità modeste di attività fisica sono preferibili all’inattività. Per gli adulti l’obiettivo generale è raggiungere 150-300 minuti settimanali di attività aerobica moderata, oppure 75-150 minuti di attività vigorosa, o una combinazione equivalente, associando esercizi di rinforzo muscolare almeno due giorni alla settimana. Indicazioni da modulare in base alle condizioni individuali, con la possibilità di ottenere benefici anche con quantità inferiori.
Il volume è stato realizzato sotto la supervisione del Comitato scientifico di Wellness Foundation, con il coordinamento e il contributo di Roberta Balestrino, neurologa dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e presidente dell’associazione Move Your Brain, e la partecipazione, tra gli altri, di Joseph Firth dell’Università di Manchester. La pubblicazione è sostenuta dall’American College of Sports Medicine e dall’iniziativa globale Exercise is Medicine, di cui Technogym è Founding Partner.

