Nell’era dell’AI sono ormai 121 le terapie digitali attive a livello internazionale, 9 in più rispetto allo scorso anno. Il 40% è relativa alla salute mentale e il 43% è utilizzato in combinazione con una terapia farmacologica. Una rivoluzione tecnologica che piace ai pazienti, anche se queste terapie non sono ancora presenti in Italia. Ma il tempo è maturo: il 46% dei medici sarebbe disposto a prescriverle e il 63% dei pazienti a utilizzarle su prescrizione medica. Il dato emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno ‘AI e digitale nel Life Science: la creazione di valore oltre la sperimentazione’.
Una ‘fotografia’ che mostra come l’innovazione digitale stia già trasformando l’ecosistema della salute. Mentre l’AI è sempre più strategica: per il 78% delle aziende farmaceutiche coinvolte nella ricerca dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, realizzata in collaborazione con Farmindustria, l’intelligenza artificiale rappresenta oggi una priorità per migliorare l’engagement dei professionisti sanitari: per il 48% è utile a supportare i processi di scoperta di nuovi farmaci e le sperimentazioni cliniche. E in un solo anno la quota di aziende che utilizza soluzioni di AI sviluppate ad hoc è più che raddoppiata, passando dal 36% al 76%, mentre il 92% ricorre anche a soluzioni di terze parti come ChatGPT, Copilot, Claude, Perplexity e Gemini.
Troppi contenuti per i medici, la risposta dell’AI
Nella relazione con i professionisti sanitari c’è però un significativo spazio di miglioramento: la ricerca (in collaborazione con Amd, Ame, Fadoi, Merqurio e Simfer) svela che il 67% degli specialisti vorrebbe ricevere comunicazioni meno frequenti, ma più pertinenti su questi temi. E un medico su due segnala un eccesso di contenuti difficili da gestire.
Per le aziende farmaceutiche comunque l’AI è una priorità di investimento. “Le tecnologie digitali, e in particolare l’AI, stanno evolvendo da ambiti di innovazione a infrastrutture sempre più integrate e regolate nell’ecosistema Life Science – afferma Gabriele Dubini, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Life Science Innovation – La sfida per le imprese è oggi trasformare queste soluzioni in concrete leve di valore e competitività. Per farlo, il digitale deve entrare pienamente nella strategia e nella cultura organizzativa, nelle competenze e nei processi decisionali”.
Il futuro delle terapie digitali
Nel frattempo la tecnologia corre e le terapie digitali continuano a svilupparsi a livello internazionale e cresce l’attesa: 6 pazienti su 10 – coinvolti nella ricerca grazie alla collaborazione con Amr, Apmarr, Fand, Federasma e Onconauti – sarebbero propensi a utilizzarle dietro ricetta. E l’evoluzione della normativa italiana apre nuove opportunità per le aziende del settore, favorendo lo sviluppo di nuovi servizi, modelli di business e modalità di presa in carico del paziente.
Per Emanuele Lettieri, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Life Science Innovation, “l’AI e, più in generale, le tecnologie digitali stanno ridefinendo processi e modelli organizzativi: contribuiscono ad accelerare e migliorare le attività di ricerca clinica, a personalizzare i trattamenti per i pazienti e abilitano approcci sempre più personalizzati di relazione ed engagement tra aziende farmaceutiche e professionisti sanitari. In questo scenario, dunque, comprendere le opportunità offerte dal digitale è fondamentale per promuovere un’adozione dell’innovazione consapevole ed efficace”.
Rimane ancora limitata la collaborazione con il settore pubblico: solo il 24% delle aziende farmaceutiche lavora in modo strutturato e continuativo con attori pubblici per sviluppare o adottare soluzioni digitali. “L’assenza di terapie digitali approvate e commercializzate in Italia è legata alla mancanza di un quadro normativo di riferimento, oggi finalmente in fase di definizione”, sottolinea Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio Life Science Innovation.
“La proposta di legge approvata dalla Camera rappresenta un passo importante: inquadra le DTx come Software as a Medical Device, ne prevede la valutazione attraverso l’Health Technology Assessment e apre alla possibilità di inserirle nei Livelli Essenziali di Assistenza, rendendole prescrivibili a carico del Ssn. Sarà ora fondamentale definire meccanismi di rimborsabilità adeguati, per favorire l’accessibilità e l’adozione di queste soluzioni anche in Italia”, dice Sgarbossa.
App per la salute: questione di sicurezza
In questo quadro le App per la salute sono sempre più utilizzate dai pazienti per monitorare attività fisica (55%), parametri clinici (36%), alimentazione (26%) e aderenza terapeutica (20%). Resta però un tema di sicurezza: il 52% non verifica che le App siano certificate come dispositivi medici.
Il tutto mentre il 36% degli specialisti ha già consigliato almeno un’App ai propri pazienti e il 44% di questi ultimi ne ha già utilizzato i dati. Più limitato il coinvolgimento dei farmacisti: dalla ricerca – svolta in collaborazione con Federfarma – questi operatori sono stati consultati in merito alle App per la salute solo nel 13% dei casi.

