L’Italia e il sogno di diventare un attore importante dell’innovazione globale a partire dalle Life Sciences

L’Italia e il sogno di diventare un attore importante dell’innovazione globale a partire dalle Life Sciences
I relatori dell’evento “The Italian Dream: Lombardia Life Sciences Competitiveness Forum”. (Foto: LaPresse)

Al “The Italian Dream: Lombardia Life Sciences Competitiveness Forum”, dialogo tra personalità locali, nazionali e internazionali

Un confronto tra attori locali, nazionali e internazionali del sistema salute con l’obiettivo di stilare delle Linee di Indirizzo per la Competitività delle Life Sciences in Italia a partire dalla Lombardia, che può fare da capofila alle altre regioni con l’ambizione di diventare anche un vero e proprio hub in Europa.

L’Italia e il sogno di diventare un attore importante dell’innovazione globale a partire dalle Life Sciences
I relatori dell’evento tenuto a Palazzo Pirelli. Da sinistra: Michele Nicchio, Presidente AIOP Lombardia; Alec Ross, professore alla Bologna Business School; Arianna Gregis, Ceo di Bayer Italia; Emanuele Monti, Presidente Commissione IX Sostenibilità sociale, casa e famiglia di Regione Lombardia; Sebastian Guth, Chief Operating Officer Bayer Pharmaceuticals e Presidente di Bayer U.S. (Foto: LaPresse)

Di questo si è discusso a “The Italian Dream: Lombardia Life Sciences Competitiveness Forum“, appuntamento tenutosi a Milano nell’ambito del progetto Economia della Salute. La mattinata si è aperta con un tavolo di confronto che ha visto coinvolti sia le autorità di Regione Lombardia, a partire dal presidente Attilio Fontana, sia esponenti della sanità regionale, tanto pubblica quanto privata. A loro si sono aggiunti anche i rappresentanti delle università e della ricerca sul territorio, delle farmacie e della farmaceutica. Ospiti di eccezione Alec Ross, autore del libro “The Italian Dream”, e Sebastian Guth, Chief Operating Officer Bayer Pharmaceuticals e Presidente di Bayer U.S.La loro partecipazione non è stata casuale: l’evento è stato ispirato da e in parte riprende il libro “The Italian Dream” di Ross: l’autore, ex consigliere di Barack Obama e Hillary Clinton nel settore dell’innovazione, da sei anni vive e insegna nel nostro Paese e ha toccato con mano le eccellenze italiane, realizzando quanto potenziale ancora inespresso possieda la penisola. Da qui è nata la riflessione contenuta nel saggio e che ha mosso anche l’evento ospitato da Palazzo Pirelli: l’Italia può perseguire il proprio “sogno” ambendo a diventare un punto di riferimento importante per il resto del mondo proprio perché piena di capitale umano colmo di talento e di competenze.

Non avete bisogno di imitare la Silicon Valley“, ha affermato Ross nel suo intervento. “Il punto di partenza è la disponibilità a sognare e l’abbattimento della falsa distinzione tra immaginare un futuro migliore e il pragmatismo”. L’Italian Dream, quindi, dovrebbe fondarsi su una dose abbondante di ottimismo, spesso mancante, e su alcuni settori strategici, come quello delle Life Sciences. In questo senso, la Lombardia emerge come un territorio emblematico grazie alla sua capacità di integrare università, centri di ricerca, sistema sanitario, imprese e istituzioni in un ecosistema che genera valore per la società.

I numeri di Regione Lombardia

L’idea che la Lombardia possa ambire a un ruolo guida per le altre regioni è supportata dai numeri: secondo i dati messi a disposizione da Assolombarda, nell’ambito delle Life Sciences rappresenta il 31% della produzione nazionale. Il settore della salute contribuisce a circa il 14% del Pil regionale. Nel 2022, il comparto ha generato un valore della produzione pari a 84,7 miliardi di euro e ha coinvolto oltre 346mila addetti.

L’obiettivo è continuare in questa direzione e migliorarsi ancora, come ha affermato Emanuele Monti, Presidente della Commissione IX Sostenibilità sociale, casa e famiglia di Regione Lombardia: “Siamo già un esempio europeo internazionale, il Pil è cresciuto di oltre 30 miliardi negli ultimi dieci anni. Abbiamo tutte le condizioni per attrarre talenti, formare le competenze del futuro, attrarre l’intelligenza artificiale come motore del cambiamento anche nelle Life Sciences”.

L’Italia e il sogno di diventare un attore importante dell’innovazione globale a partire dalle Life Sciences
Alec Ross (a sinistra) si confronta con Emanuele Monti, Presidente della Commissione IX Sostenibilità sociale, casa e famiglia di Regione Lombardia. (Foto: LaPresse)

Gli assi strategici su cui lavorare

The Italian Dream: Lombardia Life Sciences Competitiveness Forum” è stato il primo passo di un percorso che porterà alla stesura di Linee di indirizzo condivise per rafforzare la competitività delle Life Sciences in Italia. Per farlo, occorre lavorare su quattro assi strategici: oltre alla ricerca, all’implementazione di politiche per la crescita e alle alleanze strategiche tra gli operatori del settore, spicca proprio l’importanza di attirare investimenti dall’estero. Secondo Alec Ross, in Lombardia c’è già “un livello di investimento importante e orientamento verso il futuro”; sarà però fondamentale, a livello nazionale, superare il campanilismo che da secoli caratterizza il nostro Paese.

“Non è una strategia vincente nel ventunesimo secolo”, ha affermato Ross. “In Italia si fa fatica a collaborare, cosa che all’estero – negli Stati Uniti, in India, nei Paesi del Golfo – non accade. Ma se vogliamo vincere, se vogliamo avere di fronte a noi 30 anni di più prosperi rispetto ai 30 anni precedenti, dovremmo fare squadra“.

D’accordo con la visione di Ross anche il presidente Monti, secondo cui il campanilismo si supera “con proposte concrete, mettendo al centro i bisogni degli italiani. La Lombardia, con il suo valore strategico per l’Italia e per l’Europa, deve fare questo: lanciare proposte e idee che vedono il nostro territorio protagonista non per escludere gli altri, ma per includerli in un percorso di valore per il nostro Paese”.

Il ruolo delle industrie

Tra le sfide che le Life Sciences si trovano ad affrontare c’è l’intelligenza artificiale. Ancora poco usata nelle industrie, se utilizzata nella maniera corretta sarebbe una tecnologia molto utile ai fini della nascita di nuove innovazioni, a partire dall’evoluzione della medicina di precisione e dello sviluppo di terapie sempre più personalizzate e mirate. È in questo solco che si inseriscono i grandi attori della farmaceutica: al Forum di Palazzo Pirelli non sono quindi mancati Sebastian Guth, Chief Operating Officer Bayer Pharmaceuticals e Presidente di Bayer U.S, e Arianna Gregis, Ceo di Bayer Italia. Entrambi hanno apportato la loro esperienza al tavolo di confronto tra istituzioni, ricerca e imprese. Guth, in particolare, ha sottolineato l’urgenza di rafforzare la capacità dell’Europa di trasformare la propria eccellenza scientifica in investimenti e benefici concreti per i pazienti, evidenziando il potenziale della Lombardia come motore di crescita per l’intero ecosistema europeo.

L’Italia e il sogno di diventare un attore importante dell’innovazione globale a partire dalle Life Sciences
La stretta di mano tra Emanuele Monti e Sebastian Guth, Chief Operating Officer Bayer Pharmaceuticals e Presidente di Bayer U.S. (Foto: LaPresse)

La competitività nelle Life Sciences non è solo una questione industriale: è una questione di salute, crescita economica e resilienza strategica“, ha affermato. “L’Europa continua a eccellere, ma negli ultimi dieci anni ha visto diminuire la propria quota di studi clinici dal 22% al 12%. L’obiettivo è valorizzare le specificità e creare le condizioni affinché innovazione, investimenti e talenti restino qui. La Lombardia ha tutte le credenziali per guidare questo percorso e contribuire a rafforzare la competitività dell’intero ecosistema europeo delle Life Sciences”.

Ricordando la presenza di Bayer in Italia da oltre 125 anni, con sede proprio a Milano, Arianna Gregis ha ricordato quanto per la sua azienda sia “una grande responsabilità continuare a investire” su questo territorio. E a proposito delle sfide che bisognerà affrontare ha detto: “Oggi per noi è importante pensare all’innovazione non soltanto come la soluzione terapeutica, ma come tutto il processo che parte proprio dalla ricerca e sviluppo. Sappiamo che per trovare una nuova soluzione terapeutica abbiamo soltanto il 5% di probabilità di successo e un percorso che dura mediamente 15 anni. La nostra sfida è riuscire ad accelerare questi tempi, perché i pazienti non possono aspettare per avere soluzioni terapeutiche efficaci. Il nostro modo per farlo è aprirci a un modello di collaborazione per cui Bayer sia a livello globale sia a livello italiano entri in un sistema di alleanze con istituzioni, con istituti di ricerca e associazioni di pazienti proprio per far sì che l’innovazione possa accelerare”.

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