Clamidia, gonorrea, sifilide: continua a salire il numero di segnalazioni di infezioni sessualmente trasmesse (Ist) in Italia. E il trend preoccupa gli specialisti. Stando al rapporto dei due sistemi di sorveglianza coordinati dall’Istituto superiore di sanità, appena pubblicato, nel 2024 sono stati quasi 8mila i casi nel nostro Paese, con un aumento del 12% rispetto al 2023. Anno che, a sua volta, aveva visto una crescita molto importante rispetto ai 12 mesi precedenti. Quanto al 2026 “purtroppo non abbiamo dati precisi, ma una serie di indicatori evidenziano che le infezioni sessualmente trasmesse si stanno diffondendo e che moltissime non sono diagnosticate”, dice a LaSalute di LaPresse Sergio Lo Caputo, direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico di Foggia e componente Simit.
L’impennata delle infezioni e la sfida dei sintomi
“Tra le patologie che preoccupano di più c’è la sifilide: continuiamo a osservare spesso donne che scoprono di averla contratta solo durante lo screening previsto nei primi mesi di gravidanza”, dice lo specialista. E il report Iss lo conferma: tra il 2021 e il 2024 c’è stato un incremento delle segnalazioni di sifilide I-II del 16,0% e nel 2024 i centri hanno segnalato 695 nuovi casi, il 73,3% dei quali negli Msm.
“Di Hiv purtroppo non si parla e il numero di test è sempre molto molto basso – aggiunge l’esperto della Simit, Società italiana delle malattie infettive e tropicali – C’è poi il fatto che molte infezioni sessualmente trasmesse spesso sono caratterizzate da asintomaticità: il fatto di non avere sintomi può creare grossi problemi. Pensiamo alle infezioni da clamidia, che possono impattare sulla fertilità , o a quella da Hpv, che può decorrere asintomatica per moltissimi anni. Ecco perché queste infezioni spesso vengono diagnosticate in ritardo”, aggiunge lo specialista.
Il caso clamidia e il messaggio ai giovani
A schizzare in alto anche i casi di clamidia: +41,5% nel 2024. Oltretutto la prevalenza delle infezioni è più alta tra i giovanissimi di 15-24 anni, rispetto agli over 24 anni (nel 2024 8,3% contro 2,7%). Come mai? “Purtroppo se tra i giovani c’è una scarsa informazione sulle infezioni sessualmente trasmesse, fra i 14 e i 18 anni c’è davvero una grande confusione. Si pensa che alcuni anticoncezionali possano proteggere contro queste malattie e oltretutto il profilattico non viene usato, nè dai giovani nè dai meno giovani. Ma i ragazzi manifestano un grande interesse per le infezioni sessualmente trasmesse. Quello che manca è un’efficace educazione sanitaria, che dovrebbe essere condotta non solo nelle scuole. Il punto è che in Italia il sesso resta un tabù”, riflette Sergio Lo Caputo.
Cosa dire allora ai giovani? “Le infezioni sessualmente trasmesse decorrono spesso asintomatiche e quindi occorre sapere che si può involontariamente infettare un’altra persona durante un rapporto sessuale. Fare un test per l’Hiv, la clamidia, l’Hpv non deve rappresentare un evento eccezionale, ma un modo per rispettarsi e volersi bene. Questi test ci possono aiutare tantissimo a diagnosticare in fase precoce queste infezioni. Un approccio che fa la differenza”, aggiunge lo specialista.
I tre errori più diffusi sulle infezioni legate al sesso
Quali sono gli errori più diffusi fra i ragazzi? “Pensare che le infezioni sessualmente trasmesse possano capitare solo agli altri o siano molto rare. Ma anche aspettare che ci siano dei sintomi ben precisi prima di fare i controlli. Il terzo errore – continua l’esperto – è ricorrere alle cure fai da te, con terapie consigliate da amici o trovarte magari su Internet. Questa abitudine porta a un trattamento subottimale e allo sviluppo di germi che diventano rapidamente resistenti agli antibiotici”.
“L’esempio classico è il gonococco, che che causa la gonorrea: spesso l’automedicazione con farmaci sottodosati e per un tempo insufficiente porta a un aumento dei germi resistenti”, conclude Sergio Lo Caputo.


