Annegamento in Italia, 600 vittime in 2 anni: ecco chi rischia di più

Annegamento in Italia, 600 vittime in 2 anni: ecco chi rischia di più
(AP Photo/Marta Lavandier)

L’annegamento causa nel mondo trenta vittime l’ora, l’analisi e i consigli per la sicurezza di adulti e bambini

Complici le intense ondate di calore, l’estate 2026 sembra un ‘bollettino di guerra’: incidenti in piscina, tuffi in mare letali, bagnanti che non riemergono più da laghi e fiumi. Un problema serio, non solo in Italia. L’annegamento causa nel mondo trenta vittime l’ora, oltre 300.000 decessi all’anno. E quasi un quarto sono bambini sotto i cinque anni. A livello globale, questa è tra le dieci principali cause di morte tra i 5 e i 14 anni, e il pericolo aumenta a causa dei cambiamenti climatici. Il monito arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in occasione della giornata mondiale per la Prevenzione degli Annegamenti, proclamata dall’Onu per il 25 luglio.

In Italia oltre 300 morti per annegamento l’anno

E in Italia? Stando all’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione sono state oltre 600 le vittime di annegamento nel biennio 2024-2025, in prevalenza maschi e quasi equamente divisi tra mare, soprattutto spiagge libere, e acque interne.

“Per inquadrare opportunamente il triste contributo che i minori danno agli annegamenti in piscina basti dire che il 57% dei casi negli ultimi anni ha interessato gli under 14 anni”, dice a LaSalute di LaPresse Italo Farnetani, ordinario di Pediatria libera all’Università degli Studi di Scienze umane e tecnologiche United Campus of Malta. “E la fascia 0-4 anni rappresenta il 47% di tutti gli annegamenti tra i minori”.

Se questi dati mettono in luce una mancata percezione del rischio, il problema è anche che “in Italia troppi non sanno nuotare: solo il 30% dei minori sa farlo bene e in sicurezza. Un altro 30% sa galleggiare e andare un po’ avanti, il 10% sa farlo solo in piscina, mentre il restante 30% non sa proprio nuotare”, dice Farnetani.  

Le acque più pericolose e l’impatto delle ondate di calore

Oltre il 90% dei decessi per annegamento avviene in fiumi, laghi, pozzi, contenitori domestici per l’acqua e piscine nei Paesi a basso e medio reddito, riprende l’Oms. E i bambini e gli adolescenti delle aree rurali sono i più colpiti. L’obiettivo dell’Onu – in occasione dell’istituzione della Giornata – è ridurre gli annegamenti del 35% entro il 2035.

Ma gli eventi meteorologici estremi come inondazioni, tempeste e ondate di calore, che si verificano con maggiore frequenza, contribuiscono a elevare il rischio di annegamento. Alcuni studi evidenziano una forte correlazione tra le ondate di calore e gli annegamenti: nel Regno Unito, ad esempio, una ricerca ha rilevato che i decessi per annegamento aumentano del 7,2% per ogni grado di incremento della temperatura. Il rischio risulta inoltre quasi cinque volte superiore nelle giornate in cui la temperatura supera i 25°C rispetto a quelle in cui scende sotto i 10°C.

L’identikit di chi rischia di più

Anche il genere conta: stando ai dati diffusi dall’Iss nel biennio considerato i maschi sono la maggioranza con 482 casi (80,7%). Circa il 30% degli annegamenti riguarda over 65 anni, circa 23% bambini e giovani fino a 24 anni mentre per il 3% di casi non è stato possibile risalire all’età dei soggetti annegati.

In Italia la maggior parte degli annegamenti avviene in mare (281) e nelle acque interne (277), che insieme rappresentano il 93% dei casi. Un numero inferiore (37 annegamenti) ma importante – se si considera che coinvolge principalmente i bambini e gli adolescenti – avviene nelle piscine. “Le piscine di casa sono le più insidiose e questi incidenti avvengono per incuria o distrazione da parte degli adulti. Il punto è che questo luogo viene considerato erroneamente un prolungamento della casa e ci si sente protetti”, rileva Farnetani.

“Disattenzione ed errori di mamma e papà possono costare cari. Bene la piscina, ma quella di casa va messa in sicurezza, specie se si hanno bambini sotto i 9 anni: vogliono esplorare l’ambiente e non hanno il senso del rischio”, sottolinea Farnetani. E allora? “I bambini vanno sempre controllati in acqua”, raccomanda il pediatra. Ecco allora dall’Iss alcune semplici regole che potrebbero diminuire sensibilmente queste cifre, tendenzialmente stabili negli ultimi 20 anni.

Le regole per ridurre i rischi di annegamento

1. Al mare o in prossimità di un qualsiasi corpo idrico, non lasciate mai i bambini senza il vostro costante controllo neanche per una telefonata, un caffè, una breve chiacchierata. Sapevate che in Italia muoiono in media 16 bambini (0-14 anni) ogni anno a causa di queste distrazioni?. Nominate un sorvegliante dell’acqua, una persona che abbia come unico compito quello di guardare chi è in acqua senza distrazioni.

2. Se avete una piscina domestica o condominiale fatela recintare in modo che i bambini non possano accedere senza essere accompagnati (nei paesi dove lo fanno la mortalità dei bambini è stata praticamente azzerata).

3. Fate in modo che i bambini imparino presto a nuotare e acquisire acquaticità, cioè mantenersi a galla, respirare, orientarsi e gestire la fatica.

4. Non fate il bagno quando è issata la bandiera rossa, comunque se il mare è mosso (nelle spiagge libere non viene quasi mai organizzato un sistema di segnalazione di condizioni di pericolo). Fare il bagno con il mare mosso mette a repentaglio la vita vostra e degli eventuali soccorritori.

5. Non assumete alcol e sostanze stupefacenti perché alterano equilibrio, riflessi e giudizio, aumentando enormemente il rischio.

6. Se vi trovate in difficoltà in mare perché spinti al largo da una corrente di ritorno (può accadere con il mare mosso in una spiaggia naturale ma anche a ridosso di strutture artificiali come moli e frangiflutti), nuotate lateralmente per uscirne, mai contro e segnalate la vostra presenza.

7. Non vi tuffate mai senza prima conoscere il fondale del corpo idrico (profondità o presenza di sporgenze). Comunque, fate i primi tuffi di piedi, mai di testa (sono tanti gli incidenti gravi dovuti ai tuffi).

8. L’età conta: è necessario limitare le prestazioni faticose, evitare di immergersi in acqua in condizioni di mare sfavorevoli, e consultare comunque il proprio medico per consigli sui comportamenti da adottare in caso di patologie (il numero di incidenti per malore sopra i 60 anni è elevato, circa 120 persone l’anno).

9. Non fare mai il bagno da soli, avere qualcuno vicino significa poter ricevere aiuto immediato o essere visti in caso di difficoltà.

10. Se frequentate ambienti fluviali prestate attenzione alle basse temperature delle acque (possono causare shock termico), alle correnti particolarmente forti del corso d’acqua, ai materiali presenti, alle sponde scoscese e instabili (circa 70 persone l’anno annegano nei fiumi).

11. Leggete sempre attentamente le informazioni riportate nella cartellonistica riguardanti gli eventuali pericoli presenti, l’organizzazione e gli orari della sorveglianza, i numeri di telefono per il soccorso. Se non è presente la cartellonistica informatevi comunque sui possibili pericoli presenti nel corpo idrico che frequentate.

12. Fare il bagno vicino agli assistenti bagnanti riduce significativamente il rischio di annegamento. I bagnini riconoscono i pericoli e intervengono rapidamente.

13. Se frequentate le spiagge libere preferite i luoghi dove gli Enti gestori (Comuni, Autorità portuali o Regioni) si prendono cura della gestione della loro sicurezza. Nelle spiagge in concessione prestate attenzione alla qualità della gestione della sicurezza.

Annegamento in Italia, 600 vittime in 2 anni: ecco chi rischia di più
Un bambino in piscina Photo by: Julian Stratenschulte/picture-alliance/dpa/AP Images
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