Coliche dei neonati: identikit di un disturbo ‘da incubo’ che esiste davvero, ma non si chiama più così

Coliche dei neonati: identikit di un disturbo ‘da incubo’ che esiste davvero, ma non si chiama più così
neonati Photo by: Klaus Rose/picture-alliance/dpa/AP Images

Come riconoscere le coliche dei neonati, perché non si chiamano più così e che cosa fare per aiutare il piccolo (e i genitori). Il focus dei dottori anti-bufale

Ore e ore di pianto inconsolabile e, apparentemente, senza motivo possono scuotere più di un neogenitore. Sentirsi dire poi che ‘saranno le coliche’ non aiuta. Anche perché ridurre tutto a un banale mal di pancia sembra incredibile. Eppure, dopo quasi settant’anni dalla sua prima descrizione, “non è ancora ben chiaro che cosa spinga un lattante, specie la sera e nei primi tre mesi di vita, a lamentarsi per ore, senza che nulla riesca a calmarlo”, ammettono i medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici). 

Ma, come dicevamo, il problema esiste. Ed è molto sfidante, come sanno bene molti genitori dei 355mila bebè nati nel 2025 in Italia. E sì, il rumore di una lavatrice o un giro in auto aiutano, come vedremo meglio in seguito.

Non è un caso che si sia deciso di sostituire l’espressione “coliche” con un più generico sindrome da distress infantile nelle nuove linee guida Roma V pubblicate dalla Rome Foundation, un’organizzazione internazionale di esperti che studia i disturbi legati all’interazione tra l’intestino e il cervello.

Tra coliche e sindrome, non è solo una questione di nome 

Oltre al nome, cambiano i criteri per diagnosticare il problema. Finora, infatti, le coliche dei bebè si usava la “regola del tre” stabilita all’inizio degli anni Cinquanta da un pediatra statunitense: un bambino doveva iniziare prima dei tre mesi a piangere almeno tre ore al giorno, per almeno tre giorni a settimana, almeno tre settimane di fila. La sindrome da distress infantile si diagnostica invece quando il bambino, prima di compiere cinque mesi, comincia a piangere o agitarsi a lungo senza apparente motivo, con episodi che si ripetono nel tempo e che i genitori non riescono né a prevenire né a risolvere in alcun modo. 

Le cause misteriose del pianto inconsolabile del neonato

Qui i dottori anti-bufale alzano le mani: “Non sappiamo ancora con certezza che cosa provochi la sindrome da distress infantile. In passato, infatti, si pensava che il disagio derivasse dalla presenza di aria nella pancia o da un reflusso di acidi gastrici dallo stomaco all’esofago, ma nessuna di queste teorie ha retto alla prova di studi controllati sull’efficacia di farmaci specifici che, se queste fossero state le cause, avrebbero dovuto apportare beneficio”.

Un’interessante linea di ricerca riguarda la composizione del microbiota intestinale, che in questi bimbi potrebbe essere più uniforme, con una minore varietà di microrganismi, rispetto a quello dei coetanei che non soffrono di “coliche”. Alcuni studi mostrano un certo beneficio dalla somministrazione di alcuni probiotici, cioè ceppi batterici vivi che dovrebbero avere un’azione benefica sull’intestino, “ma si tratta di dati che richiedono ulteriori conferme”, precisano i dottori anti-fakenews.

Coliche o sindrome? Cosa fare

Come gestire questo fenomeno? Occorre verificare che il bebè “non abbia dolore da qualche parte, fame o sete, caldo o freddo, che non abbia sporcato il pannolino o non sia soggetto a un’eccessiva stimolazione da parte dell’ambiente in cui si trova. Se rimediare a queste possibili fonti di disagio non basta a calmarlo, si possono provare varie strategie:

Prendere in braccio il bambino e cullarlo, magari camminando per la stanza, avvolgendolo in una copertina soffice, cantando e parlandogli dolcemente;

Piegarsi avanti e indietro mentre lo si tiene in braccio, oppure trovare altri modi per farla o farlo dondolare;

Massaggiargli gentilmente la schiena;

Cambiargli posizione, tirandolo su seduto se era sdraiato o girandolo col viso verso l’esterno;

Tenerlo vicino a suoni bassi e ritmici, come il rumore della lavatrice, di un ventilatore o la registrazione del battito di un cuore, o più in generale a quelli che vengono definiti “rumori bianchi”,

Uscire a fare un giro in macchina, il cui movimento e rumore calma molti bambini;

Provare a dargli o darle un ciuccio.

Ma attenzione: il pianto inconsolabile da coliche può mettere in crisi anche mamma e papà. Ecco perchè i dottori anti-bufale raccomando agli adulti che si prendono cura del bambino di tutelare “la propria serenità, chiedendo e accettando aiuto, per evitare di alimentare un circolo vizioso” che finisce per peggiorare la situazione.  Una raccomandazione da non dimenticare.

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