In anticipo, in ritardo, più abbondante o doloroso. Anche il ciclo mestruale risente del caldo estremo che sta avvolgendo l’Italia. A sperimentarlo sono molte donne, come segnala Claudio Giorlandino, ginecologo, direttore Scientifico del Centro di Ricerche Altamedica e presidente della Società Italiana di Diagnosi prenatale e medicina materno fetale. “Da alcuni giorni stiamo ricevendo un numero insolitamente elevato di telefonate da parte di pazienti allarmate perché il ciclo è arrivato in ritardo, è comparso in anticipo, è più scarso, più abbondante o addirittura è saltato. Una situazione che sta interessando molte donne e che trova una precisa spiegazione biologica”.
Notti di fuoco e cervello femminile
Il problema non è soltanto il caldo durante il giorno. Ma soprattutto il fatto che di notte il nostro organismo non riesce più a dissipare il calore. “Le ‘notti tropicali’ con temperature sopra i 26-28 gradi, impediscono al cervello di recuperare il normale equilibrio neuroendocrino”, dice Giorlandino. Il fatto è che il caldo intenso agisce direttamente sull’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio, che regola l’ovulazione e il ciclo mestruale.
“Le aree cerebrali che controllano la fertilità – chiarisce il ginecologo – condividono gli stessi circuiti che regolano la dispersione del calore. Quando l’organismo è costretto per giorni a combattere temperature elevate, soprattutto senza il recupero notturno, privilegia la sopravvivenza rispetto alla funzione riproduttiva. Aumentano gli ormoni dello stress, come il cortisolo, si modifica la secrezione di LH e prolattina e l’ovulazione può ritardare o, in alcuni casi, non verificarsi affatto”.
Risultato? Cicli più lunghi o irregolari, spotting, mestruazioni più abbondanti o più scarse e, occasionalmente, cicli anovulatori. “Non significa essere malate e, nella grande maggioranza dei casi, il quadro si normalizza spontaneamente quando termina lo stress climatico”, rassicura il ginecologo.
Caldo e vita sessuale
Anche il sesso ne risente. “La disidratazione riduce la lubrificazione vaginale, aumenta il rischio di candidosi e infezioni urinarie, mentre la perdita di sonno dovuta alle notti tropicali riduce il desiderio sessuale e aumenta la sensazione di stanchezza”, sottolinea ancora Giorlandino.
Le donne in gravidanza e i rischi delle temperature estreme
Discorso diverso per le donne in gravidanza. “Qui le evidenze scientifiche sono molto solide: una metanalisi pubblicata sul ‘Bmj’ ha dimostrato che le ondate di calore aumentano il rischio di parto pretermine di circa il 16%, probabilmente attraverso disidratazione, riduzione della perfusione uteroplacentare e aumento della produzione di ossitocina e prostaglandine”, dice Giorlandino.
Cosa fare? “Bisogna ridurre il carico termico dell’organismo: bere regolarmente, reintegrare i sali minerali quando necessario, evitare l’esposizione nelle ore più calde e soprattutto dormire in un ambiente climatizzato o comunque sufficientemente fresco. È proprio il raffrescamento notturno il principale strumento per consentire al sistema neuroendocrino di ritrovare il proprio equilibrio”, risponde l’esperto.
“Se le alterazioni del ciclo persistono oltre due o tre mesi o sono particolarmente importanti, è invece opportuno rivolgersi al ginecologo”, conclude Giorlandino.

