Zecche e pulci: tutti i sintomi della rickettsiosi e come difendersi, dopo il caso di Stefano Corti

Zecche e pulci: tutti i sintomi della rickettsiosi e come difendersi, dopo il caso di Stefano Corti
Zecche Photo by: Marijan Murat/picture-alliance/dpa/AP Images

I viaggi esotici e le malattie trasmesse dalle zecche: l’analisi del virologo Pregliasco

“Un’importante occasione per ricordare che chi viaggia in Africa, ma anche in molte altre aree tropicali e subtropicali, può essere esposto a malattie trasmesse non solo dalle zanzare, ma anche da zecche, pulci e altri vettori. Tra queste vi sono le rickettsiosi, infezioni batteriche che, se diagnosticate precocemente, nella maggior parte dei casi guariscono completamente grazie a una terapia antibiotica appropriata”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva all’Università degli Studi di Milano, dopo la vicenda di Stefano Corti, l’inviato del programma ‘Le Iene’ morso da una zecca durante un recente viaggio in Sudafrica.

“Non bisogna creare allarmismo, ma aumentare la consapevolezza. Il rischio per il turista è generalmente basso, se vengono adottate le corrette misure di prevenzione”, rileva Pregliasco, che raccomanda: “Prima della partenza è consigliabile effettuare una consulenza presso un centro di medicina dei viaggi per conoscere i rischi specifici della destinazione e le precauzioni da adottare”.

Viaggi internazionali e rischi esotici

Con l’aumento dei viaggi internazionali “assistiamo sempre più frequentemente all’importazione di malattie infettive poco comuni nel nostro Paese. Questo non significa che esista un rischio di trasmissione nella popolazione generale: la rickettsiosi non si trasmette da persona a persona, ma esclusivamente attraverso la puntura di un vettore infetto. Significa invece che medici e viaggiatori devono essere sempre più preparati a riconoscere rapidamente queste infezioni”, evidenzia Pregliasco.

Come proteggersi e rimuovere eventuali zecche

“Durante il soggiorno è importante utilizzare repellenti cutanei contenenti DEET o icaridina, indossare pantaloni lunghi, camicie a maniche lunghe e calzature chiuse durante escursioni nella vegetazione, evitando il contatto con erba alta e cespugli e controllare accuratamente il corpo ogni sera, rimuovendo tempestivamente eventuali zecche con una pinzetta, senza schiacciarle”, raccomanda l’esperto.

I sintomi della rickettsiosi

I sintomi della rickettsiosi “si manifestano generalmente dopo un periodo di incubazione di 5-10 giorni e comprendono febbre elevata, spesso superiore a 39 °C, forte mal di testa, dolori muscolari e articolari, intensa stanchezza e malessere generale. In molti casi compare una piccola lesione nerastra nel punto della puntura, la cosiddetta tache noire, spesso accompagnata da linfonodi ingrossati e, talvolta, da un’eruzione cutanea”, continua il virologo.

Se questi sintomi si manifestano mentre ci si trova ancora all’estero “è fondamentale rivolgersi rapidamente a una struttura sanitaria, informando il medico dell’eventuale puntura di zecca o dell’esposizione ad ambienti naturali. È opportuno evitare il fai-da-te con gli antibiotici, mentre è consigliabile mantenere una buona idratazione e utilizzare antipiretici come il paracetamolo per controllare febbre e dolore fino alla valutazione medica. Se la febbre è molto elevata o compaiono alterazioni dello stato di coscienza, difficoltà respiratorie o altri segni di gravità, è necessario recarsi immediatamente in ospedale”, aggiunge.

Dopo il rientro: occhio alla febbre improvvisa

Anche dopo il rientro in Italia “la comparsa di febbre non deve mai essere sottovalutata. È essenziale riferire sempre al medico i Paesi visitati, il periodo del viaggio, le attività svolte e l’eventuale esposizione a punture di zecche o insetti. Queste informazioni rappresentano spesso l’elemento decisivo per orientare rapidamente la diagnosi e iniziare la terapia corretta. L’antibiotico di scelta per la maggior parte delle rickettsiosi è la doxiciclina – segnala lo specialista – particolarmente efficace quando somministrata precocemente”.

Insomma, “una febbre dopo un viaggio all’estero non va mai banalizzata. Nella maggior parte dei casi si tratta di patologie curabili, ma la tempestività nella diagnosi e nel trattamento può fare la differenza”, conclude Fabrizio Pregliasco.

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