Dal laboratorio alla cucina. Per le persone con malattia renale cronica il formaggio è spesso un alimento da limitare, per via dell’elevato contenuto di fosforo. Se i reni non funzionano bene, infatti, il fosforo si accumula nel sangue aumentando il rischio di complicanze cardiovascolari e contribuendo al peggioramento della malattia. Un problema che si può evitare con una golosa soluzione ad hoc.
Il Policlinico di Bari – in particolare l’unità operativa di nefrologia diretta dal Loreto Gesualdo – è tra i centri italiani coinvolti in un progetto di ricerca finanziato nell’ambito del Pnrr dedicato allo sviluppo e alla sperimentazione di un formaggio speciale: un alimento funzionale destinato ai pazienti affetti da malattia renale cronica.
Il progetto italiano
Coordinato dalla Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, il progetto ha valutato l’efficacia e la sicurezza di un formaggio arricchito con carbonato di calcio, studiato per ridurre l’assorbimento intestinale del fosforo senza alterarne gusto e caratteristiche organolettiche.
La soluzione brevettata
“Questo progetto rappresenta un esempio concreto di ricerca traslazionale: un’innovazione sviluppata in laboratorio che può tradursi in un beneficio tangibile per la qualità di vita dei pazienti“, afferma Pietro Cirillo, responsabile delle attività cliniche del Policlinico di Bari nell’ambito dello studio. “Migliorare l’aderenza alle prescrizioni dietetiche significa contribuire anche a una migliore gestione della malattia e alla prevenzione delle sue complicanze”, aggiunge.
I formaggi FriP saranno presentati il 10 luglio all’Hotel Excelsior di Bari e sono stati sviluppati e brevettati per offrire ai pazienti con malattia renale cronica un alimento in grado di mantenere le caratteristiche di gusto e qualità dei formaggi tradizionali, ma con un contenuto di fosforo non assorbibile dall’organismo grazie a un innovativo processo produttivo che utilizza carbonato di calcio durante la caseificazione.
In questo modo il fosforo presente nel formaggio viene legato al calcio e diventa scarsamente assorbibile dall’intestino, consentendo ai pazienti di consumare un alimento tradizionalmente escluso dalla dieta.

