Zanzare in Italia, novità in vista e arbovirosi

Zanzare in Italia, novità in vista e arbovirosi
(James Gathany/Centers for Disease Control and Prevention via AP, File)

I cambiamenti climatici e le arbovirosi, mentre preoccupano due nuove zanzare in arrivo da Corea e Giappone.

I nomi sono esotici, ma abbiamo imparato a conoscerle. “Dengue, West Nile, Chikungunya, Toscana virus e Tbe non sono più solo malattie solamente da viaggi. E, con il cambiamento climatico, i virus tropicali ormai sembrano essere endemici anche nei mesi invernali in Italia. Un problema legato alle zanzare. Nel nostro Paese abbiamo la Culex e l’ormai celebre zanzara tigre, la Aedes albopictus con noi già dagli anni ’90, ma con i cambiamenti climatici si annunciano due nuove zanzare che arrivano da Corea e Giappone”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che spiega come distinguere le zanzare più diffuse dal comportamento.

Come distinguere la zanzara Culex dalla tigre

“La Culex – dice lo specialista – ha un volo che determina un ronzio e morde solo di notte e all’imbrunire. La tigre è più subdola, poiché ha un volo silenzioso e morde di giorno e di notte. Ebbene, è la zanzara Culex che, nel tempo e con i cambiamenti climatici, potrà essere sostituita dalle due zanzare che arrivano da Corea e Giappone”, spiega.

Le malattie tropicali in Italia e il cambiamento climatico

Perché prendersela con questi insetti? Il punto è che le zanzare portano malattie. “E le patologie trasmesse da zanzare e zecche non sono più un fenomeno occasionale, né confinato ai mesi estivi o ai viaggi nei Paesi tropicali. Il cambiamento climatico, con estati sempre più calde e inverni più brevi e meno rigidi, sta modificando in modo strutturale la diffusione dei vettori e la circolazione dei virus”, continua l’epidemiologo.

I dati della sorveglianza nazionale coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità “confermano un quadro in evoluzione. Dal 1 gennaio al 9 dicembre 2025 sono stati notificati in Italia 463 casi di Chikungunya, di cui 384 autoctoni, con diversi focolai di trasmissione locale. Nello stesso periodo si contano 204 casi di Dengue, con casi autoctoni accertati, 113 infezioni da Toscana virus, quasi tutte contratte sul territorio nazionale, 58 casi di Tbe, prevalentemente autoctoni e casi di Zika virus legati esclusivamente ai viaggi. Numeri che dimostrano come la distinzione tra malattie importate e malattie locali sia sempre meno netta”, chiarisce Ciccozzi.

Con il cambiamento climatico le stagioni fredde sono più brevi e meno intense e questo riduce la mortalità di zanzare e zecche durante l’inverno. “I vettori sopravvivono più a lungo e alcuni virus, come West Nile o Chikungunya, hanno ormai trovato le condizioni per circolare stabilmente. Malattie che fino a dieci anni fa associavamo quasi esclusivamente ai viaggi oggi devono entrare a pieno titolo nella diagnostica differenziale anche in Italia”, aggiunge l’esperto.

La stagionalità del rischio e la mappa in Italia

Non solo la geografia: anche la stagionalità del rischio è cambiata. “Se la maggior parte dei casi si concentra ancora tra giugno e settembre, le arbovirosi non possono più essere escluse nei mesi invernali. Le zanzare, sia Culex sia tigre, riescono a sopravvivere in ambienti chiusi e più caldi, come abitazioni e altri luoghi chiusi. Inoltre, possono trasmettere il virus alla progenie. Questo significa che, anche dopo periodi di quiescenza, con un rialzo delle temperature l’attività dei vettori può riprendere rapidamente”, ammonisce.

Per Ciccozzi l’Emilia-Romagna rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa trasformazione. “È tra le regioni con il maggior numero di casi notificati per diverse arbovirosi. Il West Nile virus, è ormai endemico in ampie aree della Pianura Padana. Il Toscana virus vede proprio in Emilia-Romagna la regione con il più alto numero di casi autoctoni; la Chikungunya ha registrato 322 casi autoctoni sul territorio regionale, configurandosi come una malattia di fatto endemica. Anche la Tbe, inizialmente circoscritta al Nord-Est, è oggi presente stabilmente in regione, con numerosi casi segnalati soprattutto nell’area di Modena. Questi dati indicano chiaramente che non possiamo più considerare le arbovirosi come eventi sporadici”, sottolinea lo specialista.

Cosa fare? “Servono attenzione clinica, sorveglianza continua e una consapevolezza diffusa, sia tra gli operatori sanitari sia tra i cittadini”, avverte Ciccozzi. “Insomma, dove osano le zanzare? Lo sapremo nel tempo”, chiosa l’esperto con un sorriso.

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