La discalculia non è “non saper fare i conti”: è un disturbo più complesso che coinvolge l’acquisizione e lo sviluppo delle abilità numeriche e di calcolo. Un disturbo del neurosviluppo, dunque, che colpisce quasi mezzo milione di bambini e adolescenti in Italia.
La discalculia evolutiva
Quando si parla di discalculia evolutiva non ci riferiamo a una semplice difficoltà a fare i calcoli. Si tratta invece di un disturbo che riguarda il modo in cui si apprendono e si sviluppano le abilità legate ai numeri”, sottolinea Tiziana Rossetto, presidente della Federazione logopedisti italiani.
“È quindi fondamentale considerare non solo le difficoltà nel gestire i numeri, ma anche aspetti più generali dello sviluppo del cervello, soprattutto nei casi di comorbidità con altri disturbi dell’apprendimento”, aggiunge.
Il ruolo dei logopedisti
I logopedisti svolgono un ruolo centrale sia nella diagnosi sia nella riabilitazione, che si articola in interventi mirati: dal potenziamento del senso del numero e del conteggio agli esercizi graduati di lettura e scrittura dei numeri, fino all’acquisizione di strategie per il calcolo mentale e l’uso consapevole degli strumenti compensativi.
Particolarmente complesso è il riconoscimento della discalculia in adolescenza, quando l’esiguità degli strumenti diagnostici disponibili può rendere difficile mettere in luce le difficoltà originarie, spesso sovrapposte a scarso profitto, lacune persistenti e atteggiamenti di sfiducia maturati nel tempo.
“Le difficoltà di apprendimento possono essere contaminate da anni di scarso rendimento e da vissuti di sfiducia. È necessario distinguere tra le fragilità originarie e le conseguenze secondarie, spiega Enrica Mariani, docente a contratto di Logopedia all’Università Tor Vergata di Roma.
“Negli ultimi anni la riabilitazione della discalculia si è evoluta significativamente, passando da un ambito poco approfondito a una fase ricca di prospettive cliniche e ricerche mirate”, continua Mariani. L’obiettivo principale dell’intervento è “individuare le componenti del sistema dei numeri e del calcolo non apprese e intervenire in modo specifico su di esse”.
Un approccio personalizzato
Tre i concetti chiave che orientano oggi l’intervento: l’analisi dell’errore, approccio multi-componenziale e personalizzazione. “Il trattamento deve partire dall’analisi dell’errore e dalla comprensione delle componenti del sistema numerico non adeguatamente apprese – conclude Tiziana Rossetto – Un approccio personalizzato consente di intervenire in modo mirato, costruendo percorsi coerenti con il profilo della singola persona e con le indicazioni delle linee guida più recenti”.

